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giovedì 21 febbraio 2019

"La ragazza ribelle", in libreria l'ultimo mio libro ispirato alla incredibile storia umana e politica di Annunziata Verità, la mitica Nunziatina

Ci siamo. Il libro ispirato alla straordinaria e incredibile vicenda umana di Annunziata Verità, per tutti Nunziatina, è stampato e comincia a essere presente nelle librerie. Si intitola "La ragazza ribelle", che è rappresentata molto bene dalla bella foto di copertina che mostra una grintosissima Nunziatina al mare, tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Il sottotitolo è il seguente: "Annunziata Verità: storia, amori e guerra di una sopravvissuta alla fucilazione fascista". L'editore è Carta Bianca di Faenza. Pagine 126 compreso un corposo inserto fotografico. In contro-copertina un'altra foto d'epoca: Annunziata che subito dopo la guerra pedala al fianco del suo nuovo compagno, Riccardo Donati, Barisan, figura epica dell'antifascismo faentino. Finito di stampare a febbraio, prezzo di copertina 15 euro, già reperibile nelle librerie di Faenza, tra pochi giorno lo sarà anche in altre librerie locali e nelle Librerie Coop di Romagna e Bologna. E' inoltre già prenotabile in tutte le principali librerie on line (IBS, Feltrinelle, Mondadori, Rizzoli, ecc.) oltre che su Amazon o, direttamente, all'autore e a Carta Bianca.



Nei giorni scorsi ho portato il libro alla Nunziatina, che oggi ha 93 anni ma è ancora bella arzilla e lucida. Avevo raccolto a più riprese la sua testimonianza, i suoi racconti che sono l'ossatura del libro, ma non le avevo fatto leggere le bozze. Avevo avvertito la nipote, Federica, ma all'Annunziata ho voluto fare una sorpresa. L'ho chiamata e le ho detto: "Domani ti vengo a trovare". Ci sono andato con mia figlia Ilaria (nella foto),




Gabriele Albonetti (autore della bellissima e generosa prefazione), Franco Conti e Sauro Bacchi dell'ANPI (che assieme alle Associazioni Aurora e Cà di Malanca, all'Istituto Storico della Resistenza e dell'età contemporanea in Ravenna e provincia, allo Spi-Cgil e all'Auser di Faenza sostengono la pubblicazione e la diffusione del volume), con un mazzo di fiori e il libro. Quando ha visto la copertina Nunziatina si è emozionata, ma era contenta. La nipote aveva portato i pasticcini, abbiamo fatto un brindisi. Subito dopo, però, mi ha detto: "Voglio poi vedere se hai scritto bene, e tutto quello che ti ho raccontato". Stamane l'ho richiamata: "L'hai letto?". "Sì, hai scritto bene". Sono felice che le sia piaciuto. Piace anche a me: di quelli che ho scritto è quello che mi piace di più. Le ho annunciato la prima presentazione, che faremo martedì 26 marzo, alle ore 18, nella sala del Consiglio comunale di Faenza, con la partecipazione di Gabriele Albonetti, di Carla Nespolo, presidente nazionale ANPI e, naturalmente, di Annunziata Verità. Le ho detto: "Mi raccomando, ti voglio in forma e in ghingheri". E lei: "Ci sarò, se sono ancora viva".




Quella della Nunziatina è una storia pazzesca. "Se la vita fosse un romanzo o un film, quella di questa ragazza si potrebbe intitolare la donna che visse due volte, riecheggiando il classico della letteratura
gialla di Boileau e Narcejac e il relativo famosissimo film di Hitchcok - ha scritto Gabriele nella sua prefazione - ma la vicenda di Nunziatina è stata straordinariamente reale". Già. Il romanzo "naturale", rocambolesco, appassionante ma - per l'appunto - incredibilmente reale di una piccola grande donna che evidenzia anche - sottolinea ancora Albonetti - il ruolo di primo piano, troppo a lungo sottovalutato, svolto dalle donne nella Resistenza. La vita quasi mitologica di una ragazza ribelle, staffetta partigiana, scampata a 18 anni alla fucilazione, ma anche, nell'età adulta, la vita di una donna che ha continuato la sua personale e tenace battaglia per la giustizia, la libertà, l'emancipazione femminile. 


Condannata a morte per "complicità con i ribelli". Fucilata dalla Brigata Nera. Sopravvissuta fingendosi morta sotto i cadaveri di altri quattro sventurati giustiziati assieme a lei. La fuga avventurosa dai fascisti che vogliono "finire il lavoro", ferita ed esausta, fino a raggiungere prima il rifugio in montagna di Silvio Corbari (che pochi giorni verrà catturato e ucciso assieme ai suoi compagni a Cà Cornio), poi la formazione partigiana del GAP faentino, e quindi la salvezza. Poi, dopo la fine della guerra, la ricerca tenace dei suoi aguzzini, con lei piccola e minuta che li affronta senza paura, li spaventa, li mette in fuga. 

Ma anche le scelte amorose al di fuori degli schemi degli anni Quaranta e Cinquanta, "libera" e indipendente alla guida di una Vespa e in minigonna negli anni Sessanta, testimone dal suo posto di bidella al liceo del femminismo, della lotta per l'eguaglianza e la parità di diritti  che farà poi grandi passi avanti nel decennio riformatore degli anni Settanta. Infine, in età più avanzata, icona dell'antifascismo e della conservazione della memoria. Fino alla scelta di raccontare per intero, per la prima volta, a 93 anni, la sua incredibile vicenda umana e politica narrata e romanzata in questo libro.







martedì 1 gennaio 2019

L'anno che sarà. L'oroscopo semiserio della politica per il 2019

Gennaio. Il discorso di fine anno del presidente Mattarella ha scosso le coscienze. Bacchettate al "governo del cambiamento" su manovra, delegittimazione del Parlamento, tasse sul volontariato, sicurezza. In sintesi ha detto: "Siamo nelle mani di un branco di pazzi, faccio il possibile per tenere a galla la barca Italia". Immediate le repliche di Conte ("Padre Pio ci aiuterà"), Di Maio ("Prima di tutto voglio dire che la signora Anna che ha chiamato i carabinieri perché si sentiva sola, non è mia parente") e Salvini ("Il Parlamento è un bivacco di manipoli. Basta immigrati, rom e froci. Tanti nemici tanto onore"). Risentita la mitica sottosegretaria Laura Castelli per la critica alla tassa sulla bontà: "Noi tassiamo solo i profitti del no profit".

Febbraio. Il "governo del popolo" vara i decreti per il reddito di cittadinanza e quota 100. Avranno diritto ai 780 euro (che poi non sono soldi veri ma buoni da spendere con il bancomat della Casaleggio Associati) le famiglie che possono dimostrare di alimentarsi solo a pane e cicoria, i disoccupati disponibili a trasferirsi a Pomigliano d'Arco e Canicattì, gli inoccupati che giurano solennemente sul Sacro Blog di non voler più fare i bamboccioni, i pensionati al minimo che si impegnano davanti al notaio a non campare più di tre anni. Avranno diritto alla pensione con quota 100 le persone che hanno maturato quota 100 da almeno 5 anni (che se poi fa 105 o 110 è lo stesso), i lavoratori di cittadinanza Padana (che quelli del Sud sono tutti falsi lavoratori e falsi invalidi) e quelli esclusivamente di razza bianca che si impegnano per il prossimo giugno a partecipare al giuramento di Pontida contro l'Unione Europea e contro il Regno Borbonico (che non si sa mai con questo Di Maio vicepremier).

Marzo. Rimpasto nel "governo del cambiamento". Il ministro Tria, quando Salvini e Di Maio hanno capito che invece dei soldi per quota 100 e reddito di cittadinanza nella legge di bilancio ci sono clausole capestro sull'Iva per 50 miliardi concordate dal Tesoro con Moscovici, è fuggito a Bruxelles e ha chiesto asilo politico al Belgio. Al suo posto Casaleggio, tramite Conte, ha scelto come nuovo ministro e vice premier Alessandro Di Battista, che dopo un anno passato a cazzeggiare ai Caraibi si era incontrato a fine anno col fratello coltello Di Maio sulla neve, in una baita trentina. Il Dibba s'era portato il pargolo ma se n'era andato senza. Di Maio risulta che si sia iscritto a un corso per baby sitter.

Aprile. L'entrata in vigore del reddito di cittadinanza deve essere rinviata a data da destinarsi perché le Poste hanno bisogno di almeno sei mesi per stampare le tessere bancomat della Casaleggio Associati e di altri sei per recapitarle ai beneficiari. Inoltre, i Centri per l'Impiego che dovevano identificare i beneficiari sono andati in tilt perché tutti gli impiegati si sono messi in malattia, le 4.000 nuove assunzioni promesse arriveranno, forse, solo da novembre e nessuno ha ancora capito chi cazzo sono i "navigator". Avanzando dei miliardi, si rafforza quota 100. Come contropartita Salvini garantisce ai Cinquestelle che la platea dei beneficiari verrà allargata anche agli scansafatiche del Sud.

Maggio. Colpo di scena alle elezioni europee. I partiti populisti che si ispirano ai vari Salvini, Le Pen, Orban, Strache, Kaczynski, escono clamorosamente sconfitti. A sorpresa vincono i popolari della Merkel e i verdi della Schulze. Quando i tedeschi si sono resi conto che rischiavano di essere governati dagli economisti della Lega (Borghi e Bagnai, entrambi fautori dell'uscita dall'euro) e da Beppe Grillo si sono buttati tutti sull'usato sicuro e sull'ambientalismo di sinistra, condizionando il voto anche in molti altri paesi europei. Socialisti, socialdemocratici e democratici italiani, dopo aver perso mesi a litigare se costruire o no un fronte europeista con Macron mentre Macron si alleava con i liberali dell'Alde, sono quasi scomparsi, in gran parte assorbiti dai nuovi movimenti ambientalisti. Il Regno Unito, intanto, dopo aver mandato a casa la May e aver eletto premier Corbyn, chiede di tornare nella Ue.

Giugno. Si vota in Italia per le regionali. Salvini, vista l'aria che tira e visto che la Lega ha già speso anche i 49 milioni che doveva restituire allo Stato, torna ad allearsi con Berlusconi. Il centro-destra stravince le elezioni in quasi tutte le regioni. La Lega è il primo partito con oltre il 40%. Forza Italia scende al 5%, ma all'ex Cavaliere danno in mano un foglio dove risulta che è al 50% e lui si presenta gongolante in Tv annunciando che ora, con la maggioranza assoluta, potrà finalmente tagliare le tasse, creare un milione di posti di lavoro (ma non per i grillini, che non sanno neanche pulire i cessi) e comprare le dentiere a tutti i pensionati. Poi si riaddormenta. I Cinquestelle scendono al 20%. Le regioni rosse scompaiono. Il centrosinistra vince solo nel Trentino Alto Adige, dove il candidato di sinistra ha proposto la costruzione di un muro contro l'invasione degli immigrati e dei terroni padani e la doppia cittadinanza: trentino-altoatesina e austriaca. Messaggio alle due Camere di Mattarella, dalla Città del Vaticano: "L'Italia ce la farà".

Luglio. La rivoluzione elettorale ridisegna gli equilibri di governo e si procede a un secondo, corposo rimpasto. Il Conte Pio, che dopo averlo ripetuto mille volte a se stesso davanti allo specchio si era convinto di essere davvero il premier, viene sostituito dal leghista Giorgetti. Il ministro Toninelli, che era andato a tagliare il nastro del ponte sullo Stretto non accorgendosi che era quello del plastico berlusconiano, viene mandato a dirigere i cantieri della Tav da dove annuncia che l'analisi costi-benefici ha dimostrato l'utilità dell'opera a patto che nel tunnel ci siano anche un campo da golf, una pista ciclabile e un meetup per la raccolta fondi del M5S. Di Battista annuncia che tornerà in Sud America perché è meglio fare i reportage per Il Fatto che l'utile idiota di Salvini. Tanto vale - dice - che il vice premier lo faccia un idiota vero. Voci di un imminente ritorno di Di Maio.

Agosto. Il nuovo governo verde-nero con un po' di giallo esordisce chiudendo i porti a tutte le navi che non portano bandiera italiana tranne quelle che trasportano filippini e donne ucraine, perché nelle case della nuova borghesia "polenta e osei" del Nord mancano colf e badanti. Gli immigrati africani ormai hanno preso altre rotte o marciscono nelle prigioni libiche, comunque evitano l'Italia. Scoppia l'emergenza occupazione al Sud e nelle industrie metalmeccaniche del Centro-Nord: non c'è più nessuno che vada a raccogliere i pomodori per 2 euro all'ora e a lavorare in fonderia. Salvini annuncia che dopo aver stroncato l'immigrazione illegale ora il governo aprirà all'immigrazione legale: i "negri" potranno tornare in Italia "a patto che chiedano permesso, per favore e dicano grazie" di lavorare per due euro all'ora nei campi e nelle fonderie. Di Maio, ridiventato vice premier, commenta che la questione dei flussi regolari dei migranti è sempre stata una bandiera del M5S ed è nel contratto di governo.

Settembre. Ormai la politica si fa solo con i tweet e i post su Facebok e Instagram. Il governo passa più tempo sui social che a Palazzo Chigi e nei Ministeri. L'Italia affonda sempre più, ma sui social dilagano i video di Salvini sulla ruspa contro i campi nomadi, in tenuta da poliziotto, carabiniere e vigile del fuoco per lo sgombero dei centri sociali, di case e sedi occupate (ad eccezione di quelle di Casa Pound), in felpa anti-gay alle manifestazioni per la famiglia. Spaccano sempre meno, invece, i video di Di Maio, impegnato nella raccolta di una quantità industriale di documenti per dimostrare a quelli delle Iene che il capanno da pesca trasformato in albergo con annesso lago di pesca sportiva a Pomigliano d'Arco era stato donato a un suo trisavolo dai Borbone e che l'abuso edilizio è avvenuto quando c'erano ancora i Savoia e lo Statuto Albertino.

Ottobre. Alla ripresa autunnale il vento comincia a cambiare anche in Italia. Il lavoro latita, il reddito di cittadinanza pure, la ripresa non c'è, il debito pubblico cresce, lo spread torna a salire, la crisi sociale alimenta nuove tensioni e insicurezze, nelle piazze esplode la protesta. Un'inchiesta Demos di Ilvo Diamanti pubblicata da Repubblica dice che gli italiani non credono più che a rubargli il lavoro siano gli immigrati, bensì i nuovi politici al potere che ormai fanno direttamente gran parte delle loro professioni anziché governare: sono comunicatori, giornalisti, pubblicitari, videomaker, poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco, ruspisti, ricercatori al catasto, talent scout di "navigator". Sono questi "tuttologi del nulla", dice l'inchiesta, che rubano il lavoro agli italiani. Visita di Mattarella e Francesco a Porta Pia. In un fuori onda si sente il presidente sussurrare al Papa: "E se questa volta foste voi ad annettere l'Italia?".

Novembre. Il vice premier Di Maio, dopo aver denunciato una "manina leghista" che ha sabotato la riforma simbolo del M5S, annuncia che le Poste hanno finito di stampare e distribuire le tessere Bancomat del reddito di cittadinanza e che nei Centri per l'Impiego sono stati assunti i primi mille "navigator". Per Natale i beneficiari potranno fare la spesa nei centri commerciali, eccetto Unieuro; anche l'acquisto del panettone sarà legale. Aggiunge che per merito del "contratto di governo" e della "manovra del popolo" si sono liberati molti posti di lavoro nei campi di pomodori del Sud e nelle fonderie del Nord, cosìcché i "navigator" potranno guidare chi ha diritto al reddito a una formazione mirata con sbocchi occupazionali certi. Naturalmente a chi rifiuterà quei lavori il "reddito" verrà tolto, perché "non è che lo diamo a chi vuole stare seduto sul divano".

Dicembre. Gli aspiranti pensionati di quota 100 si sono ridotti drasticamente dopo aver scoperto che prenderanno un terzo in meno di pensione e che dovranno occupare gran parte del loro tempo a fare gratis i badanti, colf e baby sitter perché, nel frattempo, lo Stato ha tagliato gran parte delle spese per il welfare, filippine e ucraine si sono rotte di subire il razzismo della borghesia "polenta e osei"e le famiglie italiane si devono arrangiare. Intanto milioni di persone che speravano nel reddito di cittadinanza viste le nuove prospettive rinunciano a fare la domanda. Molti scelgono attività meno faticose e più redditizie, ora che Salvini ha cominciato a rimandare a casa gli spacciatori "negri" e le piazze controllate dalle mafie hanno bisogno di nuova manovalanza. La sicurezza nel Paese è sempre più a rischio. Infine, nonostante le minori spese per reddito e pensioni, nelle casse del Tesoro non c'è più un euro e l'Europa minaccia una nuova procedura di infrazione per il 2020. Quel che resta del Pd organizza un sit in nella pizzeria davanti a Palazzo Chigi. In un fuori onda prima del discorso di fine anno che sarà trasmesso da Radio e Tv Vaticane, Mattarella chiede a Francesco: "Ma voi li avete ancora i miliardi di Marcinkus?". Poi, nella diretta, si dice "fiducioso che l'Italia ce la farà".

sabato 29 dicembre 2018

Per tutti quelli che.... Buon anno

Per tutti quelli che...

Quelli che è cambiato tutto, destra e sinistra non esistono più, c'è solo il popolo
Quelli che noi siamo il governo del cambiamento, noi siamo il popolo,
Quelli che festeggiano sul balcone la manovra del popolo poi calano le braghe e paga il popolo
Quelli che abbasso l'Europa, viva Trump, viva Putin, viva Orban
Quelli che dicono parlamentari a sorteggio, democrazia diretta, trasparenza, uno vale uno
Quelli che umiliano il Parlamento, scrivono di nascosto le leggi e le fanno votare al buio, oh yeah!!


Quelli che onestà, onestà. E quelli che vangelo, rosario, manganello e ruspa
Quelli che abbiamo abolito la povertà, elimineremo gli abusi, la corruzione e le mafie
Quelli che chiudono i porti ai poveracci, varano nuovi condoni, sono abusivi a loro insaputa
Quelli che si alleano con i mafiosi al Sud e abbracciano i capi degli ultras del calcio al Nord
Quelli che ordine, pulizia, legalità... e 80 anni per restituire i 49 milioni rubati allo Stato
Quelli che riformano la Fornero e alzano le pensioni... con i soldi presi ai pensionati, oh yeah!!!


Quelli che ieri dicevano forza Etna, forza Vesuvio, Roma ladrona e oggi dicono prima gli italiani
Quelli che io non sono razzista, sono loro che sono neri, rom, gay, comunisti
Quelli che dicevano con la globalizzazione staremo tutti meglio, saremo più ricchi, tutelati, civili
Quelli che bastava l'Euro, le banche, la Merkel e Junker per fare l'Europa unita
Quelli che siamo populisti e sovranisti, a casa nostra facciamo come ci pare, libertà di sparare
Quelli che non sanno o si son già dimenticati la storia e parlano come quando c'era lui, oh yeah!!!!


Quelli che il Pd è un partito di sinistra che ha perso la connessione sentimentale col suo popolo
Quelli che hanno fatto il job's act, tolto l'articolo 18, voluto la buona scuola e Minniti al Viminale
Quelli che Renzi era il solo leader vincente e non è lui che ha finito di distruggere la sinistra
Quelli che D'Alema, Bersani, Fratoianni, Grasso, Leu ricostruiranno la sinistra che Renzi ha distrutto
Quelli che in tutta la sinistra e anche nel centrosinistra poche idee ma confuse
Quelli che per fare qualcosa di sinistra ci vorrebbe un pensiero di sinistra che non c'è, oh yeah!!!!!


Quelli che sanno fare politica solo su Facebook, Twitter, Instagram
Quelli che quando vanno al governo pensano di essere ancora sui social
Quelli che si sacrificano per gli italiani e per il popolo ma godono solo loro
Quelli che bisogna premiare il merito ma più sono incapaci e mediocri più fanno carriera
Quelli che bisogna cambiare tutto per non cambiare niente
Quelli che la politica è sempre meglio che lavorare, oh yeahhh, oh yeahhhh!!!!

Buon anno a tutti

venerdì 30 novembre 2018

Aiuto, ho smarrito lo smartphone, sono perso! Quando la tecnologia invece di liberarci ci rende schiavi

Oggi avevo perso il cellulare. L’ho ritrovato dopo un paio d’ore di panico, dal gommista dove l’avevo lasciato. Assieme al sollievo mi è venuta una riflessione, probabilmente banale, sicuramente amara. Per quelle due ore mi sono sentito ostaggio, quasi schiavo di quella tecnologia che da qualche anno tutti ci portiamo in tasca. Le vecchie agende telefoniche cartacee ormai sono un ricordo. Una rarità i telefoni fissi o a gettoni da cui poter chiamare. Sono andato di persona ma il gommista intanto aveva chiuso bottega. Il suo numero di cellulare era memorizzato nel mio cellulare. Per fortuna una impiegata gentile di un'officina vicina aveva quel numero e mi fatto fare la telefonata dal suo ufficio.

Trovato l'egofono, come lo chiama Michele Serra. Ce l'ho di nuovo in tasca. Ma in testa resta questa brutta sensazione: che se un giorno dovessi rimanere senza smartphone e computer; se un giorno questo mondo digitale, iper tecnologico e sempre connesso per un qualsiasi motivo dovesse andare in tilt, tu non sapresti più che fare: come comunicare, come e dove ritrovare i tuoi contatti, le tue password, i tuoi ricordi; come arrivare a destinazione senza il navigatore e come accendere un fuoco e farti due spaghetti senza le istruzioni di Google. Di più: rimane la sensazione non di aver perso un oggetto, bensì un bel pezzo della tua vita.

È mai possibile - mi sono chiesto - che se uno perde, o gli si rompe, o gli rubano lo smartphone o il pc si debba sentire depredato della sua vita? C’è qualcosa che tocca in questa modernità. Qualcosa che non va al servizio degli umani in questa overdose di tecnologia di facile consumo. Qualcosa di malato in questo mondo che va sempre più di corsa, che è sempre più connesso, in rete, ma dove - paradossalmente - si perde la memoria, il sapere del vivere quotidiano. Qualcosa di perverso se basta consultare Google per fare i ministri, se basta padroneggiare i social per diventare vice presidenti del Consiglio, e se probabilmente basterà dominare la rete per diventare dittatori.

Senza parlare - tornando terra a terra - della nostra privacy che consegniamo a questi malefici egofoni. Dati personali, dati sensibili, foto, video, relazioni, gusti, intimità: tutto mettiamo lì dentro; tutto a disposizione dei grandi motori di ricerca. Provate a fare una ricerca - ad esempio di una casa, di un lavoro, di un corso - dal vostro cell o pc. Da subito, ad ogni pagina web che aprirete, su qualsiasi giornale on line, via Sms, WhatsApp, Messenger, vi compariranno offerte di tutto e di più su ciò che avete cercato; e se avete messo in rete anche il vostro cell (e se non l'avete fatto voi, ci pensano loro a trovarlo), vi arriveranno telefonate a go-go dai call center: offerte sempre più mirate, sempre più vicine a voi e alle vostre esigenze, sempre più insistenti e accattivanti.

Siamo diventati tanti piccoli denti di questo mostruoso ingranaggio consumistico; ostaggi più o meno consapevoli del grande marketing globalizzato. Poi senti Trump che incita gli americani al boicottaggio di Huawey perché con quegli smartphone a poco prezzo i cinesi li spiano: vogliono essere i soli a farlo, con i loro carissimi IPhone e i loro giganti del web. Però se fai una qualsiasi pratica, vai in banca o compri un cellulare nuovo, ti fanno mettere firme a ripetizione, su malloppi di fogli di carta, per le autorizzazioni sulla privacy; moduli in cui il diniego è solo formale, che se anche lo metti è ininfluente, come la cancellazione del tuo numero dai tabulati delle aziende che si servono dei call center. Questo mentre la politica continua a varare inutili e spesso ridicole leggi a tutela della privacy.

Fine del pippone. Comunque ho deciso: da oggi riprendo in mano le mie vecchie agende telefoniche cartacee e le aggiorno, mi salvo le mie cose private in una chiavetta poi le cancello dallo smatphone e dal pc, poi mi iscrivo a un corso di sopravvivenza.

domenica 7 ottobre 2018

"L'eccidio dei martiri senza nome", buona la prima a Brisighella



C'erano i parenti di una delle vittime conosciute, il forlivese Gino Carnaccini, tra cui la nipote Luciana Carnaccini che mi aveva raccontato la storia di Gino e della sua famiglia. E che ora, emozionata, mi dice: "Ci sono voluti 73 anni e il tuo libro prima che questa storia uscisse dall'oblio; fino all'anno scorso nessuno aveva mai ricordato mio zio, ragazzo splendido, arrestato per strada, innocente, fucilato a Casale a soli 25 anni".
C'erano i volontari dell'ANPI di Prato, la città della seconda vittima a cui è stato possibile dare un nome, Amilcare Piancaldini, 36 anni, padre di tre figli piccoli, sfollato sull'Appennino, fermato per caso nella zona del Verghereto mentre tornava dal lavoro e pure lui fucilato pochi giorni dopo a Casale.
C'era la famiglia cesenate dei Comandini che ebbe un congiunto, Pasqualino, fucilato a soli 17 anni dai fascisti sul lago di Quarto e suo fratello Agostino che a vent'anni andò con i partigiani col nome di battaglia "Volpe", che dall'esperienza di recupero della memoria frutto del lavoro di ricerca mio, di Luciana Laghi e Tiziana Montanari dell'ANPI di Brisighella, dopo la pubblicazione del libro hanno deciso di rimettere in piedi la sezione dell'ANPI a Cesenatico. 
C'era la mia mamma, che per prima, una ventina di anni fa, mi raccontò la storia di quell'eccidio dimenticato, e c'erano altri anziani delle valli di Casale che vissero in prima persona l'angoscia e il dramma di quei giorni di inizio agosto del 1944. 
C'erano i brisighellesi, i meno giovani accompagnati dai figli e dai nipoti, il sindaco Davide Missiroli che ha moderato con bravura il dibattito, la storica Dianella Gagliani che ha ci ha regalato una bella lezione di storia sul fascismo, le atrocità tedesche, il ruolo dell'aristocrazia e delle famiglie "bene" di Brisighella dopo la caduta di Mussolini e l'8 settembre 1943. 

C'era tanta gente, una bella atmosfera, un po' di commozione e alla fine la eccellente interpretazione del duo Italo-cubano Evelio Tieles Ferrer (violino) e Giancarlo Peroni (pianoforte) delle musiche di Beethoven, Mozart, Debussy e Varotti.



Per tutto questo sono molto contento di com'è andata, sabato 6 ottobre, la presentazione del mio ultimo libro nel teatro comunale "Maria Pedrini" di Brisighella. Un teatro che mi porta fortuna: presentai lì il mio primo libro, "Arriverà quel giorno", sulle lettere dei brisighellesi dal fronte e dai campi di prigionia, nel 2000, e fu una bellissima e partecipatissima iniziativa. Ora quel teatro Ottocentesco, che è un autentico gioiellino, è malridotto, da anni in disuso. Ma il Comune ci ha concesso l'uso della platea, mentre nei giorni scorsi è arrivata la conferma di un primo importante finanziamento regionale per il suo restauro, che dovrà però essere sostenuto anche con altri fondi per poter completare l'opera e riportare il teatro alle sue funzioni. 

Grazie all'ANPI di Brisighella per l'impegno che ha messo in questa iniziativa. Grazie al sindaco Missiroli e a Dianella Gagliani. Grazie a tutti per la partecipazione. Grazie a Brisighella.
La prossima presentazione la farò a Forlì sabato 20 ottobre alle 17, nella sede dell'Istituto storico della Resistenza. 

sabato 1 settembre 2018

Video-intervista su Repubblica per spiegare in 3 minuti "L'eccidio dei martiri senza nome"


La strage dimenticata

Claudio Visani torna a sondare la nostra storia raccontando l’eccidio di Brisighella del 1944 con cinque vittime di cui tre sono tuttora senza nome.
https://video.repubblica.it/edizione/bologna/la-strage-dimenticata/313425/314053

mercoledì 15 agosto 2018

I viadotti che crollano e le strade degradate specchio dell'Italia che affonda



Quel che è accaduto a Genova alla vigilia di Ferragosto è allucinante. Il crollo improvviso della campata del viadotto "Morandi" sull'autostradaA10, che ha trascinato con sé una quarantina di mezzi provocando decine di morti e feriti, è un fatto inaccettabile per un paese civile. Tanto più per una struttura che, stando al comunicato della società Autostrade, "era sottoposta a costante attività di osservazione e vigilanza e a continui lavori di consolidamento". Un collasso, peraltro, che è soltanto l'ultimo e più tragico "incidente" di una lunga serie. Tra i più recenti e clamorosi crolli si ricordano quelli di due cavalcavia su altrettanti strade statali in Sicilia, nel 2014, di cui uno inaugurato due giorni prima; il cedimento di un cavalcavia sulla superstrada Milano-Lecco al passaggio di un Tir, con un morto, e quello sull'A14 a Camerano di Ancona, con due vittime, tra il 2016 e il 2017. Senza contare la tragedia sfiorata pochi giorni fa a Borgo Panigale, dove parte del ponte sul raccordo autostradale è precipitato sulla via Emilia, "sciolto" dal calore della tremenda esplosione di un'autocisterna carica di Gpl che solo per miracolo non ha provocato una carneficina.

A questo si deve aggiungere lo stato comatoso di una infinità di strade e superstrade statali (si pensi all'eterna incompiuta E45 tra Cesena e Perugia e a diverse altre "sorelle" a 4 corsie, da Nord a Sud dell'Italia), il degrado delle strade provinciali - un tempo fiore all'occhiello della pubblica amministrazione - e di quelle comunali, sempre più piene di buche che nessuno ripara perché mancano le risorse e con l'erba sempre più alta ai lati perché si dimezzano gli appalti ai privati per tagliarla.

Se la situazione delle strade è delle autostrade d'Italia è lo specchio dell'Italia, non c'è da stare allegri. Perché quello che si vede è un Paese che non sa più avere cura dei suoi beni e del suo territorio, non sa programmare e prevenire utilizzando le tecnologie oggi a disposizione, ma solo saltare da emergenza in emergenza. E che sempre di più affida la manutenzione delle proprie infrastrutture fondamentali, in appalto o concessione, a privati e società che hanno a cuore principalmente la massimalizzazione dei profitti più che la sicurezza. In questo contesto le nostre autostrade, che dovrebbero rendere più veloce, moderna e competitiva l'Italia, sono diventate la gallina dalle uova d'oro delle società concessionarie. La nostra rete autostradale si snoda per 6.700 chilometri e per l'87% è affidata in concessione ai privati. I concessionari sono 26, di cui due - Autostrade per l'Italia Spa del gruppo Benetton e Sias del gruppo Gavio - gestiscono circa il 70% dell'intera rete. Negli ultimi vent'anni la rete è rimasta più o meno la stessa ma i loro ricavi sono più che raddoppiati, passando da 2,5 miliardi di euro nel 1993 a oltre 6,5 miliardi nel 2012.

Tra il 2008 e il 2016 i pedaggi sono aumentati di circa il 25%, a fronte di un crescita dell'inflazione nello stesso periodo inferiore al 10%. Secondo uno studio della Banca d'Italia, ogni chilometro di autostrada a pedaggio rende mediamente ai concessionari oltre 1,1 milioni di euro l'anno. Di questi, 300 mila euro vanno allo Stato e 850 mila alle società di gestione. Il contratto di concessione con Autostrade per l'Italia è stato stipulato nel 2007 ed è valido fino al 2038. Dal 2008 al 2015 la società ha incassato ai caselli 27,3 miliardi di euro, realizzando 6,3 miliardi di utile netto contro i 3,5 miliardi previsti dal piano finanziario della convenzione. Stesso discorso per il gruppo Sias, con aumenti percentuali record della redditività.

Di converso, gli investimenti per le manutenzioni, l'ammodernamento e le nuove opere sono diminuiti nello stesso periodo del 40%. Sia perché dal 2008, complice la crisi economica e finanziaria dell'Italia, si è progressivamente ampliato il divario tra gli investimenti programmati e quelli effettivamente realizzati, sia perché le convenzioni prevedono che i concessionari debbano reinvestire fino al 75% degli introiti solo se il traffico sulle autostrade che gestiscono aumenta più del previsto rispetto ai piani di sviluppo. Così molti degli investimenti previsti sono rimasti sulla carta e il surplus dei pedaggi è finito quasi tutto nelle tasche degli azionisti delle società, lasciandoci una rete autostradale più obsoleta e meno sicura.

Nonostante questo, le autostrade sono ancora il meglio della nostra rete viaria. Superstrade e strade statali, in particolare, sono strutturalmente inadeguate (le superstrade dell'Anas sono quasi tutte senza corsia di emergenza), con fondi stradali sconnessi (la produzione di asfalto è diminuita del 40% negli ultimi anni) e segnaletica approssimativa. Sui ben 5.300 di strade provinciali - dopo che le province sono state prima trasformate in enti di secondo grado dalla Riforma Delrio, poi svuotate di risorse dagli ultimi governi, infine resuscitate dal referendum senza però restituzione del portafoglio - la manutenzione è stata drasticamente ridotta. In compenso, con la scusa della sicurezza, si moltiplica l'installazione di autovelox da parte dei Comuni, che si comportano esattamente come i concessionari delle autostrade: dovrebbero reinvestire i proventi delle multe per rendere più sicure le strade a cominciare dalla chiusura delle buche, invece li utilizzano per fare cassa e chiudere i buchi di bilancio. Bella Italia.