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lunedì 21 giugno 2021

Primarie Bologna, Lepore vince largo, salva il Pd e l'alleanza con sinistra e cinquestelle. Conti apre, sconfitto Renzi

 

Matteo Lepore festeggia la vittoria

Vince largo Matteo Lepore, sessanta a quaranta. Isabella Conti ottiene un buon risultato ma non quello sperato. Fallisce il tentativo del centrodestra di condizionare pesantemente le primarie del centrosinistra più assurde di sempre, dove la coalizione era variabile a seconda di chi le avesse vinte. Il vero sconfitto è Matteo Renzi. Il Pd si salva in corner e può ora rilanciare il disegno dell'alleanza con la sinistra-sinistra e i Cinquestelle. E' questa la sintesi della sfida di ieri a Bologna, ai gazebo del centrosinistra.

Sono state primarie molto partecipate: oltre 26mila i votanti, di cui quasi cinquemila online sulla piattaforma del Pd "Partecipa" e gli altri nei 43 seggi allestiti in città. Lepore, unico candidato del Pd, ha ottenuto 15.708 voti (59,6%), contro i 10.661 (40,4%) della Conti, lanciata da Renzi, candidata "indipendente" di Italia Viva. La sindaca di San Lazzaro a spoglio ormai ultimato ha riconosciuto la sconfitta e si è congratulata col vincitore. E' apparsa delusa del risultato ("eravamo Davide contro Golia, abbiamo combattuto con la fionda contro i poteri forti") ma ha assicurato il suo sostegno a Lepore e al centrosinistra alle elezioni vere di ottobre ("Matteo ha vinto meritatamente, su alcuni temi abbiamo visioni diverse, ma siamo figli della stessa terra. Lo aiuteremo").


Il Pd, dopo aver rischiato l'osso del collo, può tirare un sospiro di sollievo. Non solo a Bologna ma anche a Roma. Lepore esce legittimato e rafforzato dai gazebo. Alle comunali di ottobre si potrà presentare come candidato sindaco di un centrosinistra largo ma principalmente alleato con la sinistra di Coalizione civica, Articolo uno, Coraggiosa, Sardine e con i Cinquestelle. Mentre la sua sfidante immaginava una giunta senza i grillini, aperta ai centristi e ai moderati. "Sarà una bellissima storia - ha commentato il vincitore- con questo risultato Bologna si conferma la città più progressista d'Italia". Poi ha teso la mano alla sfidante: "Nei prossimi giorni ci incontreremo. L'ho già sentita. L'ho ringraziata per il percorso che abbiamo fatto insieme e che faremo d'ora in poi per la nostra città". Alla Conti sono arrivate anche le telefonate di Letta e del governatore Bonaccini. Mentre tutti i big, a cominciare dal padre nobile del Pd Romano Prodi, dicono: "Ora avanti insieme, tutti con la stessa maglia, per vincere contro le destre".
Elisabetta Gualmini e Isabella Conti

L'operazione politica tentata da Renzi lanciando la candidatura di Isabella Conti per spaccare il Pd e bloccare la linea politica di Letta di apertura a Conte e ai grillini che guardano a sinistra, per ora è fallita. La Conti non ha sfondato. Non le è bastato avere l'appoggio dichiarato di mezzo Pd ancora renziano dentro (tre assessori, l'ex segretario provinciale Critelli, l'ex segretario cittadino Aitini, il consigliere regionale Paruolo, l'eroparlamentare Elisabetta Gualmini) e di una parte del centro moderato (Bologna civica, i commercianti, gli uomini vicino a Pierferdinando Casini e all'ex ministro Gianluca Galletti) per vincere. Pur presentandosi come indipendente ("sono isabelliana non renziana") e lasciando le cariche nazionali che aveva in Italia Viva, non si è dimessa dal partito e non si è smarcata a sufficienza dal senatore di Rignano. Un fatto che sembra averla penalizzata, motivando la parte più di sinistra dell'elettorato al voto. "Abbiamo respinto l'assalto di Salvini e della Borgonzoni alle regionali, respingeremo anche quello di Renzi e Conti alle comunali", era il commento più gettonato a sinistra. Non è un caso se la vittoria più larga Lepore l'ha avuta nei quartieri popolari, mentre la Conti è stata competitiva nel centro storico e nei quartieri più ricchi (la famosa "sinistra ztl").

Il tentativo di una parte del centrodestra di intrufolarsi alle primarie del centrosinistra per inquinare il voto a vantaggio della Conti c'è stato. Diversi esponenti dell'area moderata hanno dichiarato apertamente il loro sostegno alla renziana e invitato i propri simpatizzanti a votarla ai gazebo. L'analisi del voto seggio per seggio forse ci dirà quanto è stato esteso questo tentativo. Di certo si sa che in alcuni seggi si sono presentati elettori che volevano votare Conti ma si rifiutavano di firmare il manifesto del centrosinistra. E nei commenti alla diretta post spoglio della sindaca, molti hanno annunciato la volontà di non votare il candidato Pd e il centrosinistra alle elezioni vere. Lei a questo punto dovrebbe comunque rimanere sindaca di San Lazzaro fino al termine del mandato, che scade tra tre anni. Anche se non si esclude che possa avere un ruolo nella futura giunta Lepore. L'ipotesi della rottura nel centrosinistra e di una lista civica Conti catalizzatrice dei voti del centro destra, come avvenne nel 1999 con la vittoria di Guazzaloca, sembra ora definitivamente sfumata. Ancora incerta, invece, la partecipazione di Italia Viva alla futura coalizione.

lunedì 14 giugno 2021

Bologna, il centrodestra tentato di cercare il suo candidato sindaco ...alle primarie del centrosinistra

Matteo Lepore e Isabella Conti 


La vera incognita è quanti elettori del centrodestra andranno a votare alle primarie del centrosinistra tentando di far vincere la candidata di Renzi, Isabella Conti. Non è un'ipotesi campata per aria. Il rischio inquinamento è alto. Le destre continuano da un mese a rinviare la scelta del loro candidato, sono tentate di aspettare l'esito dei gazebo. Settori dell'area moderata (la lista centrista Bologna Civica, la parte di casiniani che fa capo all'ex ministro Galletti, i comitati contro il Tram e il Passante, personaggi di area Forza Italia e Lega) appoggiano apertamente la sindaca di San Lazzaro e invitano ad andare a votare. Il Pd più Tafazzi che mai ci ha messo del suo, accettando un regolamento che prevede la pre-registrazione solo per chi voterà online attraverso la piattaforma "Partecipa", che però richiede il possesso dello Spid e quindi riguarderà solo una piccola fetta di elettori. A chi voterà ai gazebo verrà chiesta solo una firmetta in calce a un modulo che recita: "Dichiaro di essere elettrice/elettore del centrosinistra e di riconoscermi nella proposta politico programmatica della coalizione di centro sinistra". Acqua fresca. Un impegno a sostenere il vincitore e la coalizione alle elezioni vere che può essere disatteso senza conseguenza alcuna. Il candidato del Pd, Matteo Lepore, ha invitato la sua sfidante a dissociarsi dai tentativi di infiltrazione. Ma le mosse e i messaggi della Conti sono di altro tenore. Fa campagna elettorale dove cova maggiormente la protesta, su Facebook scrive che "le primarie sono anche contaminazione", ripete che "tutti i bolognesi possono partecipare".

Gli ultimi sondaggi davano Lepore in vantaggio di una quindicina di punti sulla sfidante (52 a 37%), ma l'impressione è che la rimonta sia possibile e che se la partecipazione moderata sarà molto alta la Conti ce la possa anche fare. Così come non è ancora del tutto escluso che in caso di sconfitta alle primarie Conti possa presentarsi alle elezioni vere con una propria lista civica. Un'ipotesi finora smentita dalla sindaca di San Lazzaro, che però continua a circolare a Bologna memore del precedente del 1999, quando il moderato Guazzaloca con una lista civica appoggiata dalla destra spodestò per la prima volta le sinistre da Palazzo d'Accursio. Una ipotesi alimentata dall'intento di Conti, anche in caso di sconfitta alle primarie, di non tornare a fare la sindaca di San Lazzaro dove ha ancora tre anni di mandato, costringendo così il Comune al commissariamento e a elezioni anticipate.

Ma c'è un altro paradosso in queste primarie più strambe di sempre. Dovrebbero essere di coalizione ma la coalizione non c'è, è variabile. Ufficialmente alla sfida dei gazebo partecipano il Pd, la sinistra di Coalizione civica e Coraggiosa, Italia Viva e i Verdi. Se prevale Lepore si sa già che in caso di vittoria alle elezioni vere di ottobre farà una giunta con dentro i Cinquestelle (l'ex premier Conte ha fatto un pubblico endorsement per il candidato Pd invitando gli stellati ad andarlo a votare ai gazebo), mentre potrebbe tornare in forse la permanenza di Italia Viva. Conti, invece, in caso di vittoria vuol fare una giunta con i centristi e senza i Cinquestelle, il che potrebbe portare la sinistra di Bologna civica e Coraggiosa a sfilarsi.

Il Pd l'ha gestita malissimo e ora rischia l'osso del collo. Ha subito la chiara operazione politica di Renzi. Poi mezzo partito si è schierato con la Conti (l'europarlamentare Elisabetta Gualmini, gli assessori Lombardo e Aitini, l'ex segretario della Federazione Critelli, il consigliere regionale Paruolo), tanto che è tutt'ora pendente a Roma il ricorso ai garanti di alcuni esponenti dem contro gli iscritti e dipendenti dem che sostengono la candidata di un altro partito. Conti intanto continua a presentarsi come "indipendente" ("sono isabelliana, non renziana"), si è dimessa dalle cariche nazionali che aveva in Italia Viva, ma non dal partito, evitando con cura ogni dichiarazione sul "Rinascimento arabo" e l'incontro dell'Autogrill. Se nella città simbolo della sinistra dovesse vincere la renziana, l'ipotesi di alleanza con i Cinquestelle verrebbe definitivamente affossata e la stessa segreteria Letta sarebbe probabilmente rimessa in discussione. 

L'appuntamento ai gazebo è per domenica 20. Si potrà votare dalle 8 alle 20 con la doppia modalità: in presenza nei 43 seggi che saranno allestiti nei vari quartieri della città, oppure online pre-iscrivendosi con Spid, entro giovedì 17, alla piattaforma del Pd "Partecipa" e versando i canonici due euro con carta di credito. Potranno votare anche i sedicenni e gli stranieri con permesso di soggiorno domiciliati a Bologna. Per votare ai seggi basterà un documento, la firma con cui si dichiara di essere elettori del centrosinistra e due euro.

sabato 12 giugno 2021

Il nuovo libro e la ricetta di Luca Bottura per salvare l'Italia e la sinistra: "Impopolari di tutto il Paese unitevi!"

 

Se siete come il personaggio della vignetta di Altan che si chiede "che cosa ho fatto per dover nascere di sinistra?". Se siete un simpatizzante del Pd che cercava "un senso a questa storia" ma ha scoperto che quella storia "un senso non ce l'ha". Se vi chiedete come sia stato possibile che Renzi sia diventato segretario di quello che dovrebbe essere il maggior partito della sinistra, Giggino Di Maio ministro degli Esteri, Salvini ministro degli Interni. Se seguite la politica e non riuscite a capacitarvi che i Cinquestelle siano potuti diventare il primo partito italiano, che la Lega Nord prenda i voti del Sud e che "i populisti che odiano il popolo" si apprestino a prendere il potere col voto del popolo. Se rientrate in una di queste categorie non vi dovete perdere il saggio satirico di Luca Bottura "Manifesto del Partito Impopolare" (Einaudi). E se siete grillini, nell'incipit del libro c'è anche un tutorial per la comprensione della lettura.


A 182 anni dalla nascita di Karl Marx, Bottura descrive in modo feroce e dissacrante l'Italia tragicomica di questi anni bui, fa la disamina della nostra classe dirigente, dei partiti populisti e non populisti e dei loro leader, in un Paese dominato dalle mafie e dall'evasione fiscale che però se la prende con gli immigrati, i più deboli, le minoranze, i diversi. Con i populisti impegnati nella "loro goffa arrampicata verso il potere", le destre che seminano odio per lucrare consenso, i progressisti che continuano a inseguire un centro che si sposta sempre più a destra, il Pd che dopo vent'anni ancora non sa rispondere all'implorazione che Nanni Moretti rivolse a D'Alema: "Dì una cosa di sinistra".
"Ma non sarà che il consenso è sopravvalutato? Forse - azzarda l'autore - per perdere con stile o vincere per fortuna basterebbe dire o fare qualcosa di impopolare". Così lancia il suo appello: "Impopolari di tutto il Paese unitevi!". Costruisce il Manifesto impopolare con gli articoli della Costituzione "più bella del mondo". Elabora il programma di governo del Partito impopolare partendo dalla lotta alle mafie e agli evasori. Scrive l'inno impopolare: "Su fratelli, su compagne/su, venite in fitta schiera/la questione qui è severa/non è tempo per Netflix". Mette nel pantheon impopolare Romano Prodi e Tina Anselmi, Giorgio Ambrosoli e Guido Rossa, Adriano Olivetti e Tommaso Padoa Schioppa ("le tasse sono una cosa meravigliosa"), Laura Boldrini e Antonio Megalizzi, ma anche Raymond Carver, Ada Merini e Rocco Tanica. E si prepara alla decisiva battaglia che nel 2025 opporrà i populisti e le destre agli impopolari.

Un libro che fa ridere, incazzare e riflettere. Una lettura catartica per chi ha la sfiga di essere nato di sinistra. Bottura non fa sconti a nessuno, a destra come a sinistra. Meloni? "Con la disintegrazione personale e politica del fondatore di Alleanza Nazionale (Gianfranco Fini) - scrive - è sparita la prospettiva di una destra che sapeva di dover elaborare il proprio disonore". E ora Giorgia "ha saldato il proprio elettorato alla destra più estrema raccogliendo i peggio compagni di strada, dai poliziotti che amano i picchiatori agli 'ndranghetisti, ai nostalgici del fascismo". Salvini? "E' uno di quelli che al liceo ti chiedevano una paglia in prestito e si fottevano l'accendino. Uno che andava al Leoncavallo per la figa. Approccia la politica con l'etica di un sampietrino. Non crede una parola di quel che dice. Non è un politico, è un teatrante. Un Carmelo Male situazionista". Renzi? "Il più populista dei politici italiani che si pone come argine al populismo. Dopo la mano di poker andata male (referendum) ha annegato con gli idranti del rancore il sole in tasca che gli aveva infilato Berlusconi quando lo invitò a Arcore proponendogli l'investitura". Italia Viva? "Il centro del centro sinistra con esposizione nel centrodestra. Ciò che colpisce del partitino personalistico messo in piedi per ricattare governi dopo aver chiesto al popolo di eliminare i partitini nazionalistici che ricattano i governi, è il credito trasversale, sonante, che chi le ha perse tutte, ma proprio tutte, continua a ricevere". Renzi e Salvini? "Non è che si assomigliano: sono proprio la stessa persona. Stessi natali in Mediaset. Stessa concezione della notorietà come fine, stessa incapacità di cogliere il limite. Stesse parole senza neanche concordarle: aiutiamoli a casa loro. Si apprezzano perché si specchiano. La schiavitù del video, il sogno di condurre Sanremo, l'astio attivo e vendicativo per ogni giornalista non asservito, la spregiudicatezza". Calenda? "Se gli togliessero twitter e cominciasse a fare yoga per tenere a freno i nervi, sarebbe il leader perfetto di una destra moderata e presentabile". Berlusconi e Forza Italia invece sono il vecchio. Polverosi e sorpassati. "Così vecchi che quando Draghi ha applicato il Cencelli al nuovo governo ha dovuto cercare le Pagine Gialle del 2006: Carfagna, Gelmini, Brunetta. Purtroppo in quel vecchiume siamo rimasti prigionieri noi". I Cinquestelle? "Conte vende se stesso come la sesta stella materializzatasi dal nulla. Una supernova con scappellamento a sinistra. Un tizio che teneva i migranti in mare per interposto Salvini. Ma gli dispiaceva tantissimo, pare". "Di Maio invece ha regalato gambe e cuore al vero sogno italiano: se studi, ti impegni, lavori sui tuoi limiti per superarli, cerchi di farcela per i tuoi meriti, meglio che prendi un aereo per Copenaghen. In caso contrario buttati in politica". Se ce l'ha fatta lui ce la può fare chiunque. Il dramma è che "non c'è un Cinquestelle più preparato di quelli che voleva rovesciare".

E il Pd? "Il Pds senza la s di sinistra. Il partito mai arrivato per cancellazione treno. Un budino dolcificato con l'aspartame" che ha come riferimento "il bradipo" e come collocazione "dove dà meno fastidio". Zingaretti è "un tipo dabbene ma che ha il carisma di un fermacarte". Letta "l'agnello sacrificale". Se fosse un cantante "il Pd sarebbe Ligabue: un'entità che si materializza solo per i megaconcerti poi scompare a preparare il nuovo album, uguale a tutti gli altri degli ultimi vent'anni". Ma Bottura se la prende anche col popolo della sinistra "che ha accettato di tutto senza mai dire ma che cazzo state facendo?". Ha accettato "che si trasformassero le feste dell'Unità in un brand e l'Unità in un arnese di cui disfarsi. Ha accolto le teorie di Blair. Non ha battuto ciglio quando Renzi ha pigiato il tasto dell'autodistruzione. Ha accettato di governare con i Cinquestelle che lo irridevano". Leu è "un Panda con il poster di Berlinguer. Se votassi con minore disperazione, che di solito entro in cabina, chiudo gli occhi, urlo banzai, e vado, forse voterei loro - scrive - per pietà soprattutto verso me stesso. Alle regionali li ho votati, C'era Elly Schlein che è tanto brava. In un mondo normale sarebbe la Kamala Harris bianca. Ha pure un nome straniero, però ha litigato con Civati. Ma perché litigate sempre? Fate pace, dai. Fate il ticket. Andate alle primarie del Pd e urlate avete rotto il cazzo. A quel punto è fatta, 92 minuti di applausi e scalata conclusa".

Si salvano solo Mattarella e Prodi. Al presidente dedica una preghiera: "Sergio nostro che stai sul Colle, ti prego, se puoi resta". "E' una specie di vaccino - dice - che non ci tratta come bambini e ha il coraggio della verità. E' stato per sette anni un presidente equilibrato, credibile, inappuntabile, il più fedele ai valori della Repubblica e della Costituzione. Il primo che avrà il coraggio di fare propri quegli anticorpi, di andare contro la narrazione cinica dominante, avrà probabilmente cominciato a ricreare un centro culturale prima che politico". Di Prodi dice che "rispetto ai democratici sembra una specie di guerriero sandinista. Il migliore", che gli italiani, come i russi con Gorbacev, non si meritano.

giovedì 27 maggio 2021

Bologna, l'operazione Conti per spaccare il Pd e scardinare l'alleanza tra Sinistra, Dem e Cinquestelle. La renziana lavora a una sua lista per tentare il Guazzaloca bis

 

Elisabetta Gualmini e Isabella Conti

Prima l'operazione Conte. Ora l'operazione Conti. Le elezioni comunali di Bologna appaiono sempre più il secondo step della partita che Lo Renz d'Arabia sta giocando nel tentativo di non scomparire e riconquistare il centro della scena. A Roma ha fatto cadere il premier per impedire al governo giallorosso di consolidarsi politicamente e gestire i 235 miliardi del "Next Generation Eu". A Bologna ha lanciato la sindaca di San Lazzaro per spaccare il Pd e fare naufragare definitivamente il progetto dell'alleanza tra Sinistra, Democratici e Cinquestelle. "Bologna è la capitale della sinistra. Se vince la renziana Conti salta per aria il Pd", sintetizza efficacemente il politologo Piero Ignazi.

Più ci si inoltra nelle primarie farse del centrosinistra, più si colgono la strumentalità della candidatura di Isabella Conti e i molti paradossi della corsa ai gazebo del 20 giugno prossimo. Dovrebbero essere primarie di coalizione ma la coalizione non c'è. I Cinquestelle hanno deciso di non partecipare. Aspettano l'esito e staranno col centrosinistra solo se vincerà il candidato del Pd Matteo Lepore, sostenuto dalla sinistra (mondo del lavoro, circoli Arci, associazionismo, volontariato, Sardine). La sinistra-sinistra di Coraggiosa e Coalizione Civica ha aderito, ma ci sono molti dubbi che in caso di vittoria di Conti possa poi sostenerla alle elezioni vere. Stessa cosa, ma all'incontrario, per Italia Viva nel caso di vittoria di Lepore. I Verdi hanno annunciato che parteciperanno e sosterranno la renziana. Poi però si è scoperto che all'assemblea c’erano in tutto 35 persone, 18 hanno votato Conti e gli altri 17 hanno preso le distanze o si sono dimessi denunciando inganni e scorrettezze nel voto. In standby stanno anche Azione di Calenda e i centristi di Bologna civica (i commercianti di Giancarlo Tonelli, i casiniani dell'ex ministro Gian Luca Galletti): solo se vincerà Conti potrebbero entrare in coalizione.

Alla finestra sta soprattutto il centrodestra, che tifa per la sindaca sperando in un Giorgio Guazzaloca bis, il sindaco civico che nel 1999 grazie alle divisioni nei Ds espugnò Bologna. E il Pd oggi è ancor più diviso dei Ds di allora, con metà partito già schierato con Conti: gli assessori Lombardo e Aitini - quest'ultimo era il segretario cittadino dei Dem - l'ex segretario della federazione Critelli, il consigliere regionale Paruolo, l'europarlamentare Gualmini, tanto per citarne alcuni. La Conti, dal canto suo, cerca di smarcarsi da Renzi, dice "corro da indipendente, non sono renziana ma isabelliana", si è dimessa dalle cariche nazionali che aveva in Italia Viva ma finora si è ben guardata di uscire dal partitino di Renzi e di dire parole chiare sul Rinascimento arabo e l'Autogrill. Intanto sta lavorando a una sua lista per le elezioni vere. In caso di sconfitta alle primarie, la lista appoggerebbe il centrosinistra solo a patto che nella coalizione non ci siano gli stellati. In caso di vittoria ha già fatto sapere che per loro nella sua giunta non ci sarà posto.

Aut aut che fanno pensare all'idea, finora non confermata, di andare in ogni caso con la sua lista "isabelliana" alle elezioni vere. "Non ho ancora deciso se tornerò a fare la sindaca a San Lazzaro in caso di sconfitta alle primarie", ha detto, sorvolando sui tre anni di mandato che avrebbe ancora nel Comune dove è stata rieletta con l'80% dei voti che dimettendosi porterebbe al commissariamento e a elezioni anticipate. Se deciderà di correre comunque a Bologna, la sua lista potrebbe diventare il cavallo di troia dentro il quale il centrodestra si nasconderebbe per tentare il Guazzaloca bis.

"Faccio fatica a vedere Conti come una parte del centrosinistra - dice Ignazi - la sua è un'operazione politica per mettere in difficoltà il Pd non per costruire un'alleanza". E aggiunge: "Non vedo quale sia lo spazio di coalizione che possa unire i partiti di Letta e Renzi. Mi sembra invece chiaro che Conti ha il sostegno del centrodestra". 

Dubbi e interrogativi alimentati anche dalle buone dosi di veleno che Conti - dopo aver annunciato una "campagna gentile" - sta spargendo sulle primarie. Si dipinge come la candidata del popolo contro i poteri forti che sarebbero rappresentati da Lepore. Accusa di "machismo" chi la definisce renziana. Denuncia "attacchi misogini" da parte del Pd e la "Sindrome di Cenerentola" delle donne che col Pd hanno raggiunto ruoli di rilievo "solo perché gregarie di qualche capobastone". Sfruttando l'endorsement della figlia di Maurizio Cevenini (il "sindaco dello stadio" che nove anni fa si suicidò dopo aver forzosamente rinunciato alla corsa da sindaco della città) e le sue accuse al Pd per come trattò allora suo padre, tenta di accreditarsi come l'erede politica del "Cev" e lascia intendere di avere perfino la benedizione del vescovo di Bologna, il cardinale Zuppi. E già che c'è si assolve per il peccatuccio di essere stata beccata e fotografata a pranzo al chiuso dove non si poteva per le restrizioni Covid: "E' stato un attimo, fuori pioveva, comunque mi scuso".

mercoledì 12 maggio 2021

Bologna, la polpetta avvelenata di Renzi e le primarie di coalizione senza coalizione


Matteo Lepore e Isabella Conti


Maurizio Ferrini a "Quelli della Notte" l'avrebbe spiegata così: "Lo dice la parola stessa". E il mitico Vujadin Boskov probabilmente così: "Coalizione è quando coalizione c'è". Per la Treccani coalizione significa "accordo, unione, intesa, più o meno temporanea fra partiti, su un programma concordato, per la formazione di un governo". Quindi una coalizione presuppone che più partiti si alleano per governare insieme un paese, una regione, una città, in questo caso Bologna, con obiettivi comuni. Se poi la coalizione è di centrosinistra, dovrebbe essere scontato che i partiti che la compongono siano portatori di idee e valori simili, o quanto meno concordanti. In tale contesto, le primarie di coalizione dovrebbero rappresentare il cemento dell'alleanza, con i partiti alleati che chiamano i loro elettori ai gazebo - i loro, non quelli di altri - per scegliere il candidato sindaco più forte in vista delle elezioni vere del prossimo autunno.

C'è questa alleanza a Bologna? No, non c'è. C'è una coalizione di centrosinistra? No, non c'è. Di certo, al momento, c'è solo il Pd. Se le primarie le vincerà Matteo Lepore - il candidato dem considerato più di sinistra e delfino del sindaco Virginio Merola - ci saranno anche la sinistra sinistra (Coalizione civica e Coraggiosa) ed entreranno i Cinquestelle, ma è probabile che si sfilerà Italia Viva e certo che resteranno fuori Azione di Calenda e i centristi di Bologna civica (area Casini, i commercianti di Giancarlo Tonelli). Se le vincerà Isabella Conti, sindaco in carica di San Lazzaro e figura simbolo di Italia Viva, i Cinquestelle resteranno fuori ed è probabile che si sfilerà anche la sinistra sinistra, mentre è certo che ci sarà Italia Viva e probabile che entreranno anche i civici che ora gravitano sul centrodestra.

Quindi, se l'alleanza ancora non c'è e la coalizione di centrosinistra è così ballerina, che primarie sono quelle del 20 giugno? A cosa servono esattamente? Non a mobilitare la coalizione, dal momento che la sua composizione dipenderà da chi sarà il vincitore. E nemmeno a scegliere il candidato sindaco più forte del centrosinistra, dal momento che se vince la Conti la futura giunta probabilmente non sarà nemmeno più di centrosinistra. Con tanti saluti all'alleanza che il Pd sta faticosamente cercando di costruire con il M5S.Clamorosa è poi la posizione assunta da Bologna civica: Tonelli ha dichiarato che andrà ai gazebo a votare Conti, e se vincerà Lepore si candiderà a sindaco contro di lui con una sua lista. Una situazione kafkiana, specchio dello stato di confusione in cui versa il Pd, in cui gongolano soltanto Renzi e il centrodestra, già al lavoro per mandare i propri elettori ai gazebo a votare Conti e condizionare così l'esito delle primarie. Un caos favorito da un regolamento "tafazzi" che prevede la preiscrizione all'albo degli elettori del centrosinistra soltanto per il voto online, e solo per chi ha lo Spid, mentre ai gazebo è richiesta soltanto una firmetta in calce a un manifesto di intenti al momento del voto.

Gestione disastrosa, dunque. In un anno e più il Pd prima non è riuscito a individuare un candidato forte che si imponesse da sé (il "briscolone" di bersaniana memoria), e dopo non ha trovato l'accordo su un candidato unitario, diviso com'è tra ex comunisti, ex democristiani e renziani in sonno. Per un anno sono stati in pista i "semplici bastardi" del sindaco Virginio Merola: gli assessori Lepore, Alberto Aitini e Marco Lombardo (questi ultimi della corrente post renziana Base Riformista). Poi è arrivato Lo Renz d'Arabia, ha piazzato la sua polpetta avvelenata lanciando la candidatura di Isabella Conti e ha mandato in tilt il Pd. Due dei tre candidati Dem, Lombardo e Aitini, quest'ultimo era anche segretario cittadino del Pd, sono già saliti sul suo carro. E con la candidata di Renzi si sono schierati anche l'ex segretario delle federazione (Francesco Critelli), un consigliere regionale (Giuseppe Paruolo) e l'europarlamentare Elisabetta Gualmini, che si è offerta di costruire il programma per Bologna assieme alla Conti. La quale sorvola sul fatto che ha ancora tre anni di mandato a San Lazzaro e che se vince il suo Comune verrà commissariato. Intanto cerca di smarcarsi dal suo scomodo sponsor sostenendo che "non è renziana ma isabelliana", ma una parola una sul Rinascimento arabo o l'Autogrill non l'ha ancora pronunciata.

 

venerdì 7 maggio 2021

Bologna, il 20 giugno la sfida ai gazebo tra Lepore e Conti. L'ombra ingombrante di Renzi, compromesso al ribasso sulle regole e coalizione ancora incerta


Isabella Conti con Renzi










Matteo Lepore al lavoro, con il figlioletto


Pd, Italia Viva, la sinistra-sinistra di Coraggiosa e Coalizione Civica. Sono questi i partiti che domenica 20 giugno parteciperanno alla sfida dei gazebo tra Matteo Lepore e Isabella Conti per scegliere il candidato sindaco del centrosinistra alle comunali di Bologna che si terranno in autunno. I Cinquestelle hanno deciso che di non aderire alle primarie di coalizione. Non vogliono impegnarsi a sostenere un vincitore chiunque sia. Se Sarà Lepore, alle elezioni vere si presenteranno assieme al centrosinistra. Se sarà Conti andranno per conto loro. Si tengono le mani libere anche Azione di Calenda e i centristi (i commercianti dell'Ascom e l'area che fa riferimento a Casini), pure loro interessati a salire sul carro solo se vincerà la "moderata" Conti.
 
Domani (sabato) l'altro candidato del Pd, Alberto Aitini, potrebbe annunciare il suo sostegno alla sindaca di San Lazzaro e presentarsi in ticket con lei alle primarie. Sarebbe la conferma della clamorosa spaccatura che esiste tra i Dem, con i nostalgici di Renzi, buona parte della corrente "Base riformista" ed esponenti di primo piano del partito come l'euro deputata Gualmini e il consigliere regionale Paruolo pronti a votare l'esponente di un altro partito contro Lepore, "delfino" del sindaco Merola e candidato del Pd, considerato troppo "di sinistra" e troppo legato al mondo della vecchia "ditta" bersaniana.
Lunedì si riunirà il comitato promotore delle primarie, nel quale siederà un rappresentante per ciascun partito della coalizione. E sempre da lunedì, fino al 20 maggio si potranno raccogliere le firme per le candidature. Chi intende correre ai gazebo ne dovrà consegnare almeno novecento. Per i candidati indicati dai partiti della coalizione le firme non sono necessarie, ma sia Lepore sia Conti sono intenzionati a raccoglierle ugualmente. 

Il primo per rafforzare la rete della sinistra tradizionale che lo sostiene (Cgil, circoli Arci, il volontariato laico delle Cucine popolari, le Sardine, parte dell'associazionismo e del mondo economico e cooperativo). La seconda per cercare di smarcarsi dal suo ingombrante sponsor e di presentarsi come indipendente, senza simboli e bandiere. Per farlo si è dimessa dalle cariche che aveva nel partitino di Renzi (componente dell'Assemblea e della cabina di regia nazionale), arrivando ad affermare: "Non sono renziana sono isabelliana". E, addirittura, a sostenere che "dopo essere stata la spina nel fianco del Pd, ora lo sono per Renzi". A crederci, tuttavia, sono in pochi. "La differenza tra Lepore e lei", è il commento che va per la maggiore in città "è che il primo è il candidato del Pd e non si vergogna di dirlo, la seconda è la candidata di Renzi e di Italia Viva ma cerca di nasconderlo".
 
Al tavolo della coalizione e nella direzione del Pd sono state anche definite le regole per le primarie. Si potrà votare online, da remoto, solo se si ha già una identità digitale, lo Spid. Ci si dovrà registrare sulla piattaforma "partecipa" del Partito democratico e pagare con carta di credito i canonici due euro. Ai gazebo, invece, si voterà nel modo tradizionale, mettendo la croce sul nome del candidato nella scheda di carta e non al computer, nella piattaforma digitale. In questo caso non ci sarà pre-registrazione. Basterà presentarsi con un documento di identità, sottoscrivere il modulo di adesione al manifesto del centrosinistra e pagare i due euro. Primarie aperte, dunque, come volevano la Conti e Italia Viva, che confidano non solo nel voto dell'ala più moderata e renziana del Pd, ma anche in quello degli elettori di altri partiti. Che poi questi, se non vincerà la Conti, andranno ugualmente a votare per il centrosinistra alle elezioni vere, è tutto da vedere. Così come appare tutt'altro che scontato che Italia Viva resterà nella coalizione se a vincere sarà Lepore. Con i Cinquestelle che dicono "con Conti sindaco noi non ci saremo" e con la sinistra-sinistra che di Renzi e Italia Viva non ne vorrebbe proprio più sapere.

venerdì 23 aprile 2021

Renato Emaldi, il "professore" comunista che convinceva i giovani ad andare in montagna con i partigiani



Una delle passate celebrazioni al cippo

Il 23 aprile del 1944 al "Casone" di Casale veniva assassinato dai fascisti Renato Emaldi, il "professore" comunista di Fusignano mandato dal partito nella zona di Brisighella a convincere i giovani alla lotta armata di montagna. Per ricordarlo, in questo periodo di cerimonie vietate per pandemia, l'ANPI di Brisighella, sezione "Giuseppe Bartoli", ha pubblicato il capitolo del libro "I comunisti nella terra dei preti" che ho scritto assieme a Viscardo Baldi.

Il "Casone" era la casa dei miei nonni. A ospitare e sostenere Emaldi nella sua azione politica e insurrezionale fu anche la mia famiglia paterna, in particolare lo zio Serafino, l'"azdor" di casa, il più comunista e politicizzato di tutti. Il giorno che l'uccisero, con Renato, nel bosco, nel tentativo di nasconderlo e sottrarlo alla cattura, c'era un altro dei miei zii, Dino, allora poco più che ragazzo. Fu testimone di quel vigliacco assassinio. 

Renato Emaldi è il secondo da destra, seduto


Qui i link al sito dell'ANPI 
e al capitolo del libro 
Di seguito, un estratto che ho sistemato per facilitare la lettura. 

Il cippo

"Alto, robusto, capelli castani, viso lentigginoso, vestito sempre elegante con cravatta o papillon, portamento austero, colto e con l’eloquio forbito. Da giovane sembra un dandy. Da uomo maturo - quando si rifugia in montagna per sfuggire ai fascisti che gli stanno dando la caccia - non ha perso il suo fascino: gli piacciono le donne e piace alle donne. Ma è sugli operai, i braccianti, i mezzadri, soprattutto sui giovani che ha un forte ascendente. Diffonde la cultura antifascista, l’idea comunista, la consapevolezza che per cacciare i fascisti e i tedeschi invasori è necessario mettersi in gioco, fare ciascuno la propria parte, rischiare. Nei mesi drammatici dopo l’8 settembre 1943 saranno diversi i giovani delle campagne e delle colline brisighellesi che risponderanno al suo appello, prenderanno un fucile e andranno con i partigiani in montagna a combattere contro la tirannide e per la libertà. Renato Emaldi, il “professore” per alcuni, “l’eterno studente” nel libro a lui dedicato da Gian Luigi Melandri, nasce nel 1888 a Fusignano e ha una cinquantina d’anni quando si stabilisce prima a Fognano poi a Valpiana per nascondersi alle camicie nere, organizzare il Partito Comunista clandestino e i primi gruppi della Resistenza in montagna. Viene da una famiglia di origini nobili e di ideali repubblicano-garibaldini. Suo padre Giuseppe è rettore del Collegio Carducci di Forlimpopoli, dove ha studiato Benito Mussolini. Fin da giovanissimo si impegna nelle lotte studentesche e nel 1914 partecipa da protagonista alla “Settimana Rossa”, rimediando un ordine di arresto: per sfuggire alla cattura si rifugia per alcuni mesi a San Marino. Viene poi graziato e rientra a casa, ma poco dopo viene mandato al fronte. Nella Grande Guerra prende i gradi prima di sergente poi di ufficiale ricevendo anche una croce al merito, lui che è pacifista e restio alle armi. Rientrato sano e salvo, riprende gli studi e si laurea a 33 anni in fisica, all’Università di Bologna. 

...Viene bastonato la prima volta dai fascisti a Lugo nel 1921, poi in diverse altre occasioni quando le camicie nere, dopo aver aggredito e ucciso l’ultimo sindaco socialista, Battista Emaldi, vanno al potere anche nella sua Fusignano. A Faenza Renato Emaldi instaura un intenso rapporto politico con un gruppo di intellettuali antifascisti e tra l’estate e l’autunno del 1943 ha un ruolo rilevante nelle manifestazioni organizzate per festeggiare la caduta di Mussolini (il 25 luglio) e l’armistizio (l’8 settembre). Il 26 luglio parla nella Piazza del Popolo a nome del PCdI. Quando la guerra continua, viene nominato rappresentante del PCdI nel CLN di Faenza. I fascisti ricominciano a dargli la caccia e lui per sfuggire alla cattura viene nascosto a Fognano, dal partigiano Amedeo Liverani, (Ravasol), nella casa di una signora che diventerà poi sua amante. Successivamente, quando il cerchio attorno a lui si stringe, si rifugia nella chiesa di Valpiana del prete antifascista don Giulio Bartoli, prozio del poeta Pino Bartoli (partigiano, azionista, poi repubblicano e futuro sindaco di Brisighella). 

A Fognano, Renato tiene stretti contatti con Ravasol - che nel suo diario di partigiano racconterà poi gli ultimi mesi di vita del “professore” - e con Gildo Montevecchi (perseguitato politico, capo partigiano, primo sindaco comunista eletto di Brisighella). Assieme a loro e ad altri comunisti e antifascisti recupera le prime armi (un mortaio, dell’esplosivo, alcune pistole, 25 fucili) e organizza il primo gruppo di lotta partigiana armata: 15 uomini che partendo da Sant’Eufemia salgono in montagna verso Monte Colombo e Cà Malanca agli ordini del comandante "Libero", il capitano di fanteria Riccardo Fedel che ha disertato per unirsi ai resistenti. A fine novembre sfugge per un soffio alla cattura: i fascisti fanno irruzione in casa dell’amante ma lui non c’è più. Secondo una delle ipotesi che verranno fatte per spiegare il suo assassinio, durante la perquisizione le camicie nere si fanno consegnare dalla donna un suo pettine e un fazzoletto che risulteranno decisivi per attirare Emaldi nella trappola mortale in cui cadrà il 23 aprile del 1944. Il “professore” si nasconde per alcuni giorni nella casa di un contadino, ai Poggiali di Casale, poi trova rifugio alla Chiesa di Valpiana. Lì, invece di restare nascosto, tiene i collegamenti tra le squadre partigiane di pianura e le brigate di montagna, riceve dalla federazione del PCdI l’incarico di preparare un opuscolo di propaganda da divulgare tra i giovani, si incontra spesso con Gildo Montevecchi, Ravasol e altri al Casone di Tura, gira casa per casa facendo opera di proselitismo per organizzare un Gap (Gruppo di azione partigiana) autonomo tra Valpiana e la Valle di Tura. Nel frattempo comincia una relazione con la giovane maestrina di 25 anni che insegna nella scuolina del prete a Valpiana. 

Il 23 aprile Ravasol impara che i fascisti hanno scoperto dove Renato si nasconde e che sono già partiti, a piedi, per raggiungere Valpiana e arrestarlo, o ucciderlo. Ravasol incontra Serafino Visani, l’"azdòr" del Casone e il comunista più politicizzato della famiglia, e gli chiede di correre ad avvisare Emaldi del pericolo. Serafino lo tranquillizza dicendogli che il professore è atteso a pranzo proprio al Casone, quindi che a quell’ora avrà già lasciato il suo rifugio. I fascisti, infatti, alla Chiesa di Valpiana non lo trovano. Trovano però, in un cassetto, le tracce della sua presenza: documenti, lettere, un orologio e una penna stilografica. E picchiano selvaggiamente il prete e la maestrina per farsi dire dove è andato Emaldi. Ravasol, nel suo diario, sosterrà che a fare la spia non sono né il prete né la maestra, bensì il contadino del prete, per duemila lire di ricompensa (dopo la morte del “professore” il contadino verrà fucilato dai partigiani). I fascisti puntano sul Casone e organizzano un vasto rastrellamento, da più fronti. Un ragazzo dei Visani, Aurelio, di appena 16 anni, che sta di guardia sui monti, si accorge del trambusto e corre a casa a dare l’allarme. Un altro Visani, il 18enne Dino, viene mandato a nascondere Renato nel bosco, al di là del Rio Pistrino. 

I fascisti arrivano al Casone quando il professore non c’è più. La ricerca continua. Due di loro si travestono da partigiani, con il fazzoletto rosso al collo, vanno verso il bosco e cominciano a chiamare «professore, professore». Emaldi li sente, li scorge, gli sembrano partigiani o sbandati, va loro incontro, li tiene comunque sotto il tiro della sua pistola e li disarma. Gli dicono che sono due ex militari dell’esercito passati con i partigiani di Corbari, che hanno avuto un combattimento, sono riusciti a fuggire e sono venuti a cercarlo per unirsi al suo gruppo. Per rassicurarlo, uno di loro gli mostra un pettine e il fazzoletto sequestrati alla sua amante di Fognano come segno di riconoscimento. Renato si fida, fa recuperare le armi ai due fascisti travestiti da partigiani che si dicono affamati e li invita a seguirli fino al Casone «dove vi daranno sicuramente qualcosa da mangiare». Ma appena oltrepassano il Rio Pistrino uno dei due, Francesco Cattani, fascista faentino soprannominato Pirtò, estrae la pistola di tasca e gli spara prima alla testa poi al petto. 

Tre colpi mortali, verso le cinque del pomeriggio. Dino Visani, testimone diretto dell’agguato, racconterà poi che i due assassini subito dopo cominciarono a festeggiare con una macabra danza attorno al cadavere e che Pirtò gli era apparso da subito un tipo «animalesco, con una faccia da delinquente», mentre l’altro lo aveva insospettito perché «aveva stivali lucidi ed era ben vestito». " ... Poco dopo dal bosco spuntano altri fascisti nascosti: la banda è composta da sette-otto persone di cui tre carabinieri. I fascisti tornano al Casone, prelevano Aurelio, Dino e Domenico Visani per portarli alla caserma dei carabinieri di Fognano e costringono Serafino a prendere un biroccio, a caricarci sopra il cadavere di Renato Emaldi, a coprirlo con una coperta lercia lasciandolo con i piedi penzolanti dal pianale in segno di ulteriore spregio e a trasportarlo fino al cimitero del paese per mostrarlo ai cittadini come un trofeo. I Visani vengono interrogati, minacciati e poi rilasciati. Un sottufficiale “buono” dei carabinieri avvisa Serafino di nascondere al più presto Dino, che ha disertato, «perché se lo imparano i fascisti che non si è presentato nell’esercito repubblichino vengono su e fanno una strage». Il giorno dopo i fascisti arrestano Ravasol, Gildo e altri partigiani.

A un centinaio di metri dal Casone, nei pressi del rio Pistrino e del luogo dell’agguato, c’è ora un cippo che ricorda l’assassinio di Emaldi. Il 23 aprile di ogni anno si tiene la commemorazione di quel professore di Fusignano, figura prestigiosa sul piano politico e culturale, venuto sui monti di Brisighella a dirigere l’attività clandestina del Partito Comunista e ad organizzare la Resistenza. Un “eterno studente” che per convincere i giovani alla causa della libertà e del socialismo scriveva: «Il problema morale, sociale e politico di oggi è un problema eminentemente di educazione. Finché non ci si renderà reso conto dell’importanza dell’educazione per la propria emancipazione, finché si continuerà nella strada fino a oggi percorsa della rassegnazione, dell’indifferenza e della sottomissione, non si farà che prorogare all’infinito la condizione di uomini angariati e vilipesi. I quali ogni volta che, esasperati dalle sofferenze e dalle ingiustizie, verranno spinti dall’istinto di classe ad ergersi in piedi di fronte ai dominatori, essendo politicamente e moralmente immaturi, saranno inesorabilmente sopraffatti e ogni loro anelito sarà, dai vampiri del capitale, soffocato nel sangue... È compito degli uomini che credono nel progresso e nella democrazia fare si che questa gigantesca battaglia si combatta sul terreno di una discriminazione profonda e radicale delle nuove concezioni contrapposte alle precedenti e sostenute dalle nuove armi civili del pensiero e della ragione».