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lunedì 25 ottobre 2021

A proposito di etica, trasparenza e notizie scomode. Lettera aperta al sindaco Matteo Lepore



Caro Matteo, ti conosco poco, personalmente quasi per niente, ma ti ho seguito nel tuo ruolo di assessore, poi nell'ultimo anno, nel tuo percorso di candidato a sindaco di Bologna. Mi è piaciuta la tua campagna elettorale, il modo in cui hai delineato la coalizione di centrosinistra guardando a sinistra, la fermezza con cui hai gestito la fronda del "fuoco amico" lasciando giustamente fuori chi alle primarie si era schierato con la tua avversaria di un altro partito contro di te e dopo rivendicava un posto con te. Bene, ho pensato, sull'etica ci siamo. Mi ha poi  convinto il tuo programma, la volontà che hai dichiarato di voler essere un sindaco di strada, tra la gente, e di voler fare di bologna "la città più progressista d'Europa". Per questi motivi ti ho votato, apprezzando anche la qualità delle candidature, prima, e della giunta a dimensione metropolitana, poi. Non mi è invece piaciuto per niente il modo in cui è stata gestita, non so se da te o dal tuo entourage, la nomina del capo ufficio stampa istituzionale e ti spiego perchè, cominciando col raccontare i fatti.

L'11 ottobre è stata pubblicata nella tua pagina pubblica su Facebook la notizia della nomina del tuo  portavoce, Angelo Leggieri, e del "capo ufficio stampa e comunicazione in Comune e Città Metropolitana", Davide Bergamini. Nelle note curriculari c'era scritto, tra l'altro, che Bergamini "è stato capo ufficio stampa della Provincia nei mandati 2004-2014". Oibò, questa poi! Ho avuto una crisi di identità. Mi sono accertato che i neuroni fossero ancora attivi e ho avuto conferma che dal 2000, per dieci anni, il capo ufficio stampa della Provincia sono stato io. Quindi? Subito ho pensato a un refuso, a un banale errore. Così ho postato un commento nel quale facevo gli auguri di buon lavoro al collega precisando però che fino al 31 dicembre 2009 l'ufficio stampa della Provincia è stato diretto dal sottoscritto. Lo stesso commento l'ho mandato a te con un messaggio whatsapp. Mi aspettavo una risposta, la correzione con chiarimento esaustivo del post. Invece niente. Silenzio. 

Allora mi sono insospettito. Sono andato a cercare su internet il curriculum di Bergamini, che peraltro conosco bene. Ero già capo ufficio stampa da quattro anni, incaricato da Vittorio Prodi, quando lui arrivò, nel 2004. Lo portò la nuova presidente, Beatrice Draghetti, che lo aveva avuto come portavoce alla Caritas. E chiese a me e al dirigente di allora del settore comunicazione, Roberto Olivieri, "di allevarlo". Gli venne affidato l'incarico di addetto stampa con delega a seguire in particolare la presidente. Dopo tre anni il dirigente andò in pensione, al suo posto venne nominato un altro dirigente, Fabrizio Boccola, e a Bergamini, fedelissimo della presidente, venne affidato un compito di coordinamento della comunicazione istituzionale (Urp, sito web, editoria, ecc). A me venne invece rinnovato l'incarico di capo ufficio stampa, quella volta con un contratto triennale dopo una sfilza di contratti semestrali e annuali. Alla fine del 2009, dopo avermi espresso a parole la piena fiducia e soddisfazione per il lavoro fin lì svolto, la presidente non mi rinnovò il contratto e Bergamini prese il mio posto.  

Sono quindi rimasto molto sorpreso di leggere nel suo curriculum, quello in formato word, immodificabile, la seguente dicitura: "Dal 2007 al 2014 responsabile Servizio comunicazione, ufficio stampa e web della Provincia di Bologna". Possibile che un giornalista, che per di più lavora nella pubblica amministrazione, si sia sbagliato a scrivere il curriculum? Ho continuato a cercare e anche sul suo profilo Linkedim c'era scritto "maggio 2007- dicembre 2014, responsabile ufficio stampa e Servizio comunicazione della Provincia di Bologna". Ne ho dedotto che l'errore nel post pubblicato sulla tua pagina Facebook non è stato casuale, ma, evidentemente, una conseguenza del curriculum non corretto di Bergamini. Se sia lo stesso consegnato al Comune per poter ricevere l'incarico non lo so, ma sarebbe bene chiarirlo, e capisci bene perché. Poi, perchè quell'errore sia stato fatto e per quale utilità, non saprei dire. Ma tant'è. E converrai che non è bello. Per questo ho sollecitato nuovamente un chiarimento a te e al tuo staff. Il risultato è stato la modifica del post originario, togliendo il riferimento temporale all'incarico di capo ufficio stampa in Provincia, senza alcuna spiegazione. A posteriori, poi, anche il curriculum su Linkedim è stato modificato, lasciando la dicitura "Responsabile del Servizio Comunicazione" della Provincia e non più dell'Ufficio stampa. Mentre quello in word non si è potuto né modificare né cancellare. Un pasticcio poco onorevole e poco trasparente, piuttosto irritante direi. Considerando, tra l'altro, che Bergamini si è pure candidato alle elezioni per l'Ordine dei giornalisti, che come sai, pur essendo molto impolverato, è l'organismo preposto a vigilare sull'etica e la deontologia professionale dei colleghi.  

Poi una persona che evidentemente ha seguito lo sviluppo della vicenda sulla tua pagina Facebook e che evidentemente ne sa più di me sui trascorsi recenti, mi ha mandato l'articolo che si può leggere qui  https://gazzettadibologna.it/inchieste/citta-metropolitana-di-bologna-quel-concorso-pubblico-vinto-dal-fedelissimo-del-sindaco-merola/ e che penso tu avrai sicuramente letto, uscito alcuni mesi fa soltanto su questo giornale online, la Gazzetta di Bologna. Racconta del concorso da "Specialista dei servizi di comunicazione" della Città Metropolitana che Bergamini ha vinto, guadagnandosi la qualifica e l'assunzione a tempo indeterminato. Un concorso che sembrerebbe cucito su misura, con una commissione giudicante composta, tra l'altro, dal dirigente del settore, quel Boccola di prima, e da una sottoposta del vincitore all'ufficio stampa. Lo stesso giornale mi ha poi chiesto chiarimenti su come era la situazione e su come funzionava la comunicazione in Provincia e ha scritto un altro articolo sul "giallo" del post e del curriculum, che si può leggere qui  https://gazzettadibologna.it/inchieste/dalla-caritas-alla-politica-si-svela-un-altro-altarino-sul-capo-ufficio-stampa-di-lepore/ e che immagino avrai sicuramente visto. Gli altri giornali storici della città, al corrente della notizia, sicuramente scomoda ma pur sempre una notizia, hanno deciso di non scrivere niente. Risposte dal Comune non ne sono arrivate. Mi risulta soltanto che nella conferenza stampa sulla nomina della giunta, alla domanda del collega della Gazzetta di Bologna, tu abbia risposto "l'importanrte è correggere gli errori". No, caro sindaco, bisogna anche spiegare. Soprattutto quando si tratta di nomine pubbliche.    

Nel frattempo Strisciarossa, il sito e giornale online curato da alcuni ex giornalisti de l'Unità, su cui ogni tanto scrivo qualcosa, mi aveva chiesto se potevo farti un'intervista politica a tutto campo dopo la tua elezione. Te l'ho chiesta, mi hai detto di concordare col tuo portavoce un appuntamento telefonico a breve, ma dopo l'uscita dell'articolo della Gazzetta di Bologna l'intervista, guarda caso, è prima ripetutamente slittata per poi giungere alla richiesta ultima di ricevere domande scritte a cui rispondere, forse, la prossima settimana. Lo so, è un problema piccolo piccolo rispetto alle grandi questioni che ti aspettano per fare di Bologna la città che hai detto di voler fare. Ma è una vicenda che sa di mezzucci, opacità, perfino di ritorsioni per chi solleva questioni scomode. Siccome il buongoverno, e non solo il diavolo, spesso si nasconde nei dettagli, mi aspetto da te un chiarimento, parole chiare ed esaustive su questa piccola storia triste. Confidando che pure sull'etica e la trasparenza non mi deluderai,.   








martedì 12 ottobre 2021

"Il Presidente di Luna Nera", le prime recensioni e presentazioni


Ormai ci siamo. Il romanzo è uscito nelle librerie ed è disponibile negli store, anche nel formato ebook. Dalla prossima settimana comincio le presentazioni. 

Venerdì 22 alle 18 all'Ambasciatori di Bologna con Luca Bottura. 

Sabato 23 alle 17.30 alla Bottega Bertaccini di Faenza con Gabriele Albonetti. 

Domenica 24 alle 11 (con pranzo di pesce a seguire) alla Casa del Popolo di Brisighella con Monica Pedretti. 

Sabato 30 alle 17.30 al Molino Scodellino di Castel Bolognese con Giovanni Morini. Altre seguiranno. 

Intanto sono uscite le prime recensioni, tutte molto generose, alcune bellissime ed emozionanti che potete leggere ai seguenti link. 

GIUSEPPE COSTIGLIOLA SU GLOBALIST. https://www.globalist.it/editoria/2021/10/11/la-luna-nera-quando-la-fantapolitico-ci-mostra-il-disastro-dell-oggi-e-l-inquietante-futuro-che-ci-attende-2088730.html?fbclid=IwAR3ljn1kH78Eu8HvohorX4Kj1qD8Sev2s4WT0- qpluVwq9Hf_zi2_2qMUP4 

ANDREA GUERMANDI SU STRISCIAROSSA. https://www.strisciarossa.it/la-notte-della-politica-e-la-luna-nera-il-primo-romanzo-di-claudio-visani/

MONICA PEDRETTI NEL SUO BLOG. https://monicapedretti66.wordpress.com/2021/10/01/il-presidente-di-luna-nera-di-claudio-visani/?fbclid=IwAR0WU2BQQiNNiuAoV1JNebexkAGL3sRgZeIJQKUH9E_IgHs-LNuFnnVgt8A



martedì 28 settembre 2021

"Il presidente di luna nera" dal 7 ottobre in libreria e negli store online. Il 22 la prima presentazione all'Ambasciatori di Bologna con Luca Bottura

Ultima settimana d'attesa. Oggi mi sono arrivate a casa le prime copie. Ne ho sfogliato una, odorava d'inchiostro fresco, un pochetto mi sono emozionato. Da giovedì prossimo, 7 ottobre, "Il Presidente di Luna Nera" sarà anche nelle librerie. Già ora è prenotabile negli store online, sia nel formato cartaceo sia in quello ebook. 

E' il mio primo vero romanzo. Gli altri erano saggi, libri inchiesta, l'ultimo, "La ragazza ribelle", il romanzo breve tratto da una storia vera. Questo è un romanzo fantapolitico, ma non tanto fanta. Una storia di vita, amori e politica. Ho immaginato un ragazzotto della mia Romagna con poca voglia di studiare e lavorare, con una attrazione fatale per le donne e una grande dimestichezza con il web, che per sfuggire al destino dei giovani di periferia si butta in politica, ha successo, viene eletto deputato, premier, presidente e una volta arrivato in cima si ravvede, prende coscienza, cerca di cambiare tutto, ma diventa il fastidioso sassolino che il potere oscuro vuole rimuovere per non inceppare il meccanismo del sistema, mentre l'Italia affonda e il mondo precipita verso la "terza guerra mondiale a pezzetti" immaginata dal Papa. Una vicenda che si dipana dai giorni nostri fino al 2053. 

Nelle scorse settimane avevo mandato il pdf del romanzo a qualche persona che stimo per saggiarne l'effetto, raccogliere opinioni e giudizi sinceri, testare la qualità del lavoro che ho fatto di cui non mi sentivo e non mi sento ancora sicuro. Andrea Guermandi, che è stato una delle penne più brillanti de l'Unità, l'ha letto e ha scritto la prima bellissima recensione per Strisciarossa. Ne sono molto onorato e lo ringrazio moltissimo. La potete leggere qui

https://www.strisciarossa.it/la-notte-della-politica-e-la-luna-nera-il-primo-romanzo-di-claudio-visani/?fbclid=IwAR0-NOqFdtonm5FQFJWXoyODHvwoYQtS19hhsUGO81NxxanIsbg5ILnC9JE

Altri che l'hanno letto mi hanno mandato commenti di apprezzamento che so essere sinceri. Mi hanno confortato e ne sono molto felice.  






  
Per scaramanzia ho googolato un po', così, per vedere se il giorno di uscita porta bene o male. E mi sono venuti i sudori freddi. E' accaduto di tutto e di più il 7 ottobre. Tra l’altro: nel 3761 a.c. per il calendario ebraico quello è il giorno della creazione del mondo; il 7 ottobre 1506 l’esercito di papa Giulio II ha occupato Bologna; il 7 ottobre 1571 a Lepanto cristiani e musulmani se le sono date di santa ragione; il 7 ottobre 1952 è nato Putin; e il 7 ottobre 2001 è cominciato l'intervento militare degli Stati Uniti in Afghanistan. Dopo di che ho chiuso google, mangiato due quadretti di cioccolato e mi sono toccato. Ma resto umile e spero in voi. Intanto lavoro alle prime presentazionui. 

Il debutto sarà venerdì 22 ottobre all'Ambasciatori di Bologna, con Luca Bottura, che ringrazio anticipatamente per la disponibilità. Il 23 sarò a Faenza, alla Bottega Bertaccini, con Gabriele Albonetti. Il giorno dopo, domenica 24, a Brisighella con Monica Pedretti. Altre  seguiranno nei giorni e nelle settimane successive. Vi terrò informati. Per incentivare il vostro interesse all'acquisto, vi anticipo queste poche righe dell'incipit. A presto. 

ROMA, 2037. La notte in cui sono nato c'era la luna nera. Mia madre che credeva negli astri si spaventò. Quel segno era carico di oscuri presagi. Lilith, la civetta delle tenebre, l'odore di morte. I lati inquietanti dell'animo umano: paure ancestrali nei rapporti con l'altro sesso, ossessione erotica, gelosia, possessività. E quando cade nello Scorpione, come nel mio caso, l'archetipo del distruttore. Ma l'astrologo la rassicurò. Le disse che ero venuto al mondo "nella fase rigenerativa", che un albero malato può guarire se viene potato in quei giorni. "Gli scorpioni nati sotto la luna nera" - aggiunse - "possono vedere ciò che altri non vedono, sentire ciò che nessuno sente, aprire porte e vie nuove". E quando un ciclo si chiude, sanno acquisire piena coscienza di sé e aprirne uno nuovo, perché, affermò, "sono persone speciali, nate per cambiare il mondo".








giovedì 16 settembre 2021

Elezioni Bologna, la vera sfida di Matteo Lepore non sarà alle urne ma dopo

Matteo Lepore

A meno di tre settimane dal voto del 3 e 4 ottobre i sondaggi non lasciano scampo al candidato sindaco del centrodestra, Fabio Battistini. I più ottimistici lo danno poco sopra il 35%, i più pessimistici attorno al 30. Lontanissimo da Matteo Lepore, esponente del Pd e candidato di un centrosinistra che va dalla sinistra radicale ai Cinquestelle e Italia Viva, che viaggia tra il 56 e il 62%. La sensazione diffusa è che anche con i voti veri non ci sarà partita e Lepore vincerà largo al primo turno. L'unica incognita sembra essere quella della partecipazione, visto che il 4 ottobre è la festa del patrono di Bologna, San Petronio, e molti potrebbero essere tentati dall'ultimo ponte della bella stagione.

L'ultimo sondaggio di YouTrend per Repubblica

Battistini, 65 anni, bolognese doc, titolare di un'azienda commerciale che opera nell'intermediazione di componentistica per l'industria, laurea in giurisprudenza, sposato e padre di quattro figli, nel dicembre scorso era sceso in campo autonomamente come candidato civico indipendente con l'improbabile slogan dialettale dai mo' (forza, diamoci una mossa). La Lega si era schierata con lui mentre Forza Italia puntava sull'ex direttore del Resto del Carlino, Andrea Cangini e i Fratelli d'Italia restavano alla finestra. Tutti, comunque, in attesa dell'esito delle primarie del Pd, tentati dall'idea di appoggiare la candidata di Renzi, Isabella Conti, che diversi esponenti del centrodestra sono pure andati a votare nei gazebo, se l'avesse spuntata. Solo dopo la vittoria ampia di Lepore (60 a 40) e più per mancanza di un'alternativa credibile che per convinzione, Salvini, Meloni e Berlusconi hanno dato il via libera all'imprenditore cattolico. Subito dopo l'hanno però abbandonato a se stesso. In una campagna elettorale finora al cloroformio, Forza Italia appare defilata, mentre Lega e FlI sono impegnati più che altro a contendersi la leadership interna alla coalizione, tra autolesionismo politico e colpi bassi. Come la presentazione di liste separate nell'unico Consiglio di Quartiere, il Santo Stefano, dove teoricamente la destra poteva avere una chance di vittoria, ad esempio. O con lo sgarbo del consigliere comunale uscente Umberto Bosco, escluso all'ultimo dalla lista della Lega per aver criticato la presenza di esponenti dell'estrema destra, che il giorno dopo si è candidato con Fratelli d'Italia. Vista l'aria che tira, Battistini ha cambiato slogan, da dai mo' a sono l'imprevisto, e si è lanciato in qualche azzardo programmatico per provare a ravvivare l'attenzione. Ha detto che da sindaco vorrebbe trasferire fuori città la Fiera e perfino il Policlinico Sant'Orsola, e spostare il cinema estivo gratuito all'aperto da Piazza Maggiore a piazza VIII Agosto. Sparate evidentemente troppo grosse, soprattutto sulla rassegna "Sotto le stelle del cinema" che è una eccellenza unica, amatissima dai bolognesi e invidiata in tutto il mondo, che hanno sollevato un coro di ilarità e pernacchie sui social e critiche anche dai suoi alleati.

La strada sembra dunque spianata per Lepore, il "predestinato", per molti espressione dell'établissement cittadino e del potere forte della cooperazione, per altri legato alla sinistra più tradizionale: Cgil, rete dei circoli Arci e dei Centri sociali, associazionismo culturale, volontariato laico (le Cucine Popolari di Roberto Morgantini). Quarantuno anni il 10 ottobre prossimo, assessore da dieci, delfino del sindaco uscente Virginio Merola, sostenuto apparentemente senza riserve dal presidente regionale Stefano Bonaccini e dal segretario nazionale Enrico Letta, benedetto da Romano Prodi da cui ha mutuato "la fabbrica del programma", Lepore si autodefinisce "una persona timida" in cui "la timidezza è l'altra faccia della sensibilità", ambisce a essere "il sindaco di strada di una super Bologna" e a fare di essa "la città più progressista d'Europa". Una compagna e due figli piccoli, amante dei Radioheat e appassionato di basket, laureato in scienze politiche, uno stage a Bruxelles e diversi master universitari, una esperienza di tre anni come responsabile dell'area sviluppo, innovazione e internazionalizzazione di Legacoop, Lepore si è candidato a sindaco un anno fa alla festa dell'Unità, bruciando sul tempo il più votato nei circoli Pd ancora controllati dalla componente renziana, l'assessore alla sicurezza Alberto Aitini. Quest'ultimo ha poi sostenuto alle primarie la corsa di Isabella Conti, così come gran parte degli esponenti di "Base riformista", finendo poi per essere escluso sia dalla lista Pd sia da quella della Conti, assieme ad altri "ribelli". Gli esclusi hanno gridato all'epurazione evocando perfino le "purghe staliniane" e accusando Lepore e la Federazione di tradire lo spirito costitutivo del Pd spostando troppo a sinistra l'asse della coalizione. Un rassemblement che vede a sostegno del candidato del centrosinistra, oltre al Pd, i cespugli della sinistra riuniti in Coalizione civica che era all'opposizione della giunta Merola, la Coraggiosa di Elly Schlein, Errani e Bersani, le Sardine, con Mattia Santori candidato come indipendente nella lista Pd, i Verdi, i socialisti, la lista renzian-calendiana della Conti (che non è candidata e resta a fare la sindaca di San Lazzaro) e i Cinquestelle guidati da Max Bugani, che è stato socio dell'associazione Rousseau, uno dei più stretti collaboratori di Davide Casaleggio e della sindaco di Roma, Virginia Raggi, nonché uno dei principali avversari del Pd a Bologna, ma che ora è tra i principali fautori dell'alleanza tra Movimento e centrosinistra con la benedizione di Conte. In questo Bologna torna a essere laboratorio nazionale, la punta più avanzata del tentativo di costruire un campo largo che tenga assieme le varie anime della sinistra, i democratici e gli stellati, capace di vincere nelle città e di essere competitivo con la destra alle prossime elezioni politiche, in un contesto più radicalizzato che lascia poco spazio alla tradizionale rincorsa a un centro che, almeno elettoralmente, non esiste più.

Il problema di Lepore non sarà tanto vincere con qualche punto in più o in meno le comunali di inizio ottobre, ma costruire una squadra coesa e tenere assieme una coalizione che ha al suo interno sensibilità molto diverse. Ciò che sulla carta unisce tutti è l'attenzione che il programma del candidato sindaco ha posto alle tematiche green (Bologna carbon neutral entro il 2030, un miliardo di investimenti per realizzare sei nuovi grandi parchi urbani, la salvaguardia del bosco dei Prati di Caprara, il restyling dello stadio Dall'Ara anziché la realizzazione di un nuovo impianto), al rafforzamento della sanità e della scuola pubblica, alle iniziative contro le diseguaglianze e lo sfruttamento del lavoro, per la maggiore solidarietà verso i più fragili con particolare attenzione alle famiglie con disabili e agli anziani, alle battaglie per i diritti civili (uguaglianza di genere, ius soli nello statuto del Comune). Ma su altri temi centrali come ad esempio l'allargamento della sede dell'autostrada e della tangenziale (il Passante di mezzo), la realizzazione della prima tramvia, la sicurezza, l'emergenza abitativa, il rapporto con i centri sociali e il loro ruolo, il modello di sviluppo turistico (oggi Bologna è diventata una sorta di mega-ristorante diffuso a cielo aperto, con tavolini e taglieri in ogni dove) le differenze di approccio sono parecchie. Poi c'è la scommessa delle scommesse: il piano di rilancio per il post pandemia che Lepore ha promesso di varare nei primi cento giorni del suo mandato, che dovrà disegnare la Bologna dei prossimi decenni puntando sulla transizione digitale, la sostenibilità dello sviluppo, l'interconnessione con il mondo, la qualità dei servizi, la riqualificazione creativa del lavoro, una mobilità più intelligente e con molto meno auto in circolazione. E lì si vedrà se il sindaco avrà o meno la capacità di ricondurre le diverse anime e posizioni della sua eterogenea coalizione a una sintesi di pensiero e di governo più avanzata, che sia lo specchio di un centrosinistra nuovo, unitario, non più schiavo delle divisioni del passato e dei particolarismi ma una sorta di Ulivo 2.0 che Lepore immagina però riunito in un partito unico del centrosinistra.

Solo per completezza d’informazione, il 3 e 4 ottobre sono in corsa altri sei candidati: Stefano Sermenghi ex sindaco di Castenaso passato dal Pd al centrodestra (lista sostenuta dagli ex Cinquestelle Luigi Paragone e Giovanni Favia e dall’ex candidato sindaco della Lega, Manes Bernardini), Luca Labanti (Movimento 24 agosto, primo esempio di una lista meridionalista che si candida alla guida di una città del nord), Andrea Tosatto, (Movimento 3V, che ha come unico obiettivo l'opposizione ai vaccini) e ben tre aspiranti sindaco in quel che resta alla sinistra del centrosinistra: Marta Collot per Potere al Popolo, Federico Bacchiocchi del Partito comunista dei lavoratori e Dora Palumbo per Sinistra Unita.

lunedì 21 giugno 2021

Primarie Bologna, Lepore vince largo, salva il Pd e l'alleanza con sinistra e cinquestelle. Conti apre, sconfitto Renzi

 

Matteo Lepore festeggia la vittoria

Vince largo Matteo Lepore, sessanta a quaranta. Isabella Conti ottiene un buon risultato ma non quello sperato. Fallisce il tentativo del centrodestra di condizionare pesantemente le primarie del centrosinistra più assurde di sempre, dove la coalizione era variabile a seconda di chi le avesse vinte. Il vero sconfitto è Matteo Renzi. Il Pd si salva in corner e può ora rilanciare il disegno dell'alleanza con la sinistra-sinistra e i Cinquestelle. E' questa la sintesi della sfida di ieri a Bologna, ai gazebo del centrosinistra.

Sono state primarie molto partecipate: oltre 26mila i votanti, di cui quasi cinquemila online sulla piattaforma del Pd "Partecipa" e gli altri nei 43 seggi allestiti in città. Lepore, unico candidato del Pd, ha ottenuto 15.708 voti (59,6%), contro i 10.661 (40,4%) della Conti, lanciata da Renzi, candidata "indipendente" di Italia Viva. La sindaca di San Lazzaro a spoglio ormai ultimato ha riconosciuto la sconfitta e si è congratulata col vincitore. E' apparsa delusa del risultato ("eravamo Davide contro Golia, abbiamo combattuto con la fionda contro i poteri forti") ma ha assicurato il suo sostegno a Lepore e al centrosinistra alle elezioni vere di ottobre ("Matteo ha vinto meritatamente, su alcuni temi abbiamo visioni diverse, ma siamo figli della stessa terra. Lo aiuteremo").


Il Pd, dopo aver rischiato l'osso del collo, può tirare un sospiro di sollievo. Non solo a Bologna ma anche a Roma. Lepore esce legittimato e rafforzato dai gazebo. Alle comunali di ottobre si potrà presentare come candidato sindaco di un centrosinistra largo ma principalmente alleato con la sinistra di Coalizione civica, Articolo uno, Coraggiosa, Sardine e con i Cinquestelle. Mentre la sua sfidante immaginava una giunta senza i grillini, aperta ai centristi e ai moderati. "Sarà una bellissima storia - ha commentato il vincitore- con questo risultato Bologna si conferma la città più progressista d'Italia". Poi ha teso la mano alla sfidante: "Nei prossimi giorni ci incontreremo. L'ho già sentita. L'ho ringraziata per il percorso che abbiamo fatto insieme e che faremo d'ora in poi per la nostra città". Alla Conti sono arrivate anche le telefonate di Letta e del governatore Bonaccini. Mentre tutti i big, a cominciare dal padre nobile del Pd Romano Prodi, dicono: "Ora avanti insieme, tutti con la stessa maglia, per vincere contro le destre".
Elisabetta Gualmini e Isabella Conti

L'operazione politica tentata da Renzi lanciando la candidatura di Isabella Conti per spaccare il Pd e bloccare la linea politica di Letta di apertura a Conte e ai grillini che guardano a sinistra, per ora è fallita. La Conti non ha sfondato. Non le è bastato avere l'appoggio dichiarato di mezzo Pd ancora renziano dentro (tre assessori, l'ex segretario provinciale Critelli, l'ex segretario cittadino Aitini, il consigliere regionale Paruolo, l'eroparlamentare Elisabetta Gualmini) e di una parte del centro moderato (Bologna civica, i commercianti, gli uomini vicino a Pierferdinando Casini e all'ex ministro Gianluca Galletti) per vincere. Pur presentandosi come indipendente ("sono isabelliana non renziana") e lasciando le cariche nazionali che aveva in Italia Viva, non si è dimessa dal partito e non si è smarcata a sufficienza dal senatore di Rignano. Un fatto che sembra averla penalizzata, motivando la parte più di sinistra dell'elettorato al voto. "Abbiamo respinto l'assalto di Salvini e della Borgonzoni alle regionali, respingeremo anche quello di Renzi e Conti alle comunali", era il commento più gettonato a sinistra. Non è un caso se la vittoria più larga Lepore l'ha avuta nei quartieri popolari, mentre la Conti è stata competitiva nel centro storico e nei quartieri più ricchi (la famosa "sinistra ztl").

Il tentativo di una parte del centrodestra di intrufolarsi alle primarie del centrosinistra per inquinare il voto a vantaggio della Conti c'è stato. Diversi esponenti dell'area moderata hanno dichiarato apertamente il loro sostegno alla renziana e invitato i propri simpatizzanti a votarla ai gazebo. L'analisi del voto seggio per seggio forse ci dirà quanto è stato esteso questo tentativo. Di certo si sa che in alcuni seggi si sono presentati elettori che volevano votare Conti ma si rifiutavano di firmare il manifesto del centrosinistra. E nei commenti alla diretta post spoglio della sindaca, molti hanno annunciato la volontà di non votare il candidato Pd e il centrosinistra alle elezioni vere. Lei a questo punto dovrebbe comunque rimanere sindaca di San Lazzaro fino al termine del mandato, che scade tra tre anni. Anche se non si esclude che possa avere un ruolo nella futura giunta Lepore. L'ipotesi della rottura nel centrosinistra e di una lista civica Conti catalizzatrice dei voti del centro destra, come avvenne nel 1999 con la vittoria di Guazzaloca, sembra ora definitivamente sfumata. Ancora incerta, invece, la partecipazione di Italia Viva alla futura coalizione.

lunedì 14 giugno 2021

Bologna, il centrodestra tentato di cercare il suo candidato sindaco ...alle primarie del centrosinistra

Matteo Lepore e Isabella Conti 


La vera incognita è quanti elettori del centrodestra andranno a votare alle primarie del centrosinistra tentando di far vincere la candidata di Renzi, Isabella Conti. Non è un'ipotesi campata per aria. Il rischio inquinamento è alto. Le destre continuano da un mese a rinviare la scelta del loro candidato, sono tentate di aspettare l'esito dei gazebo. Settori dell'area moderata (la lista centrista Bologna Civica, la parte di casiniani che fa capo all'ex ministro Galletti, i comitati contro il Tram e il Passante, personaggi di area Forza Italia e Lega) appoggiano apertamente la sindaca di San Lazzaro e invitano ad andare a votare. Il Pd più Tafazzi che mai ci ha messo del suo, accettando un regolamento che prevede la pre-registrazione solo per chi voterà online attraverso la piattaforma "Partecipa", che però richiede il possesso dello Spid e quindi riguarderà solo una piccola fetta di elettori. A chi voterà ai gazebo verrà chiesta solo una firmetta in calce a un modulo che recita: "Dichiaro di essere elettrice/elettore del centrosinistra e di riconoscermi nella proposta politico programmatica della coalizione di centro sinistra". Acqua fresca. Un impegno a sostenere il vincitore e la coalizione alle elezioni vere che può essere disatteso senza conseguenza alcuna. Il candidato del Pd, Matteo Lepore, ha invitato la sua sfidante a dissociarsi dai tentativi di infiltrazione. Ma le mosse e i messaggi della Conti sono di altro tenore. Fa campagna elettorale dove cova maggiormente la protesta, su Facebook scrive che "le primarie sono anche contaminazione", ripete che "tutti i bolognesi possono partecipare".

Gli ultimi sondaggi davano Lepore in vantaggio di una quindicina di punti sulla sfidante (52 a 37%), ma l'impressione è che la rimonta sia possibile e che se la partecipazione moderata sarà molto alta la Conti ce la possa anche fare. Così come non è ancora del tutto escluso che in caso di sconfitta alle primarie Conti possa presentarsi alle elezioni vere con una propria lista civica. Un'ipotesi finora smentita dalla sindaca di San Lazzaro, che però continua a circolare a Bologna memore del precedente del 1999, quando il moderato Guazzaloca con una lista civica appoggiata dalla destra spodestò per la prima volta le sinistre da Palazzo d'Accursio. Una ipotesi alimentata dall'intento di Conti, anche in caso di sconfitta alle primarie, di non tornare a fare la sindaca di San Lazzaro dove ha ancora tre anni di mandato, costringendo così il Comune al commissariamento e a elezioni anticipate.

Ma c'è un altro paradosso in queste primarie più strambe di sempre. Dovrebbero essere di coalizione ma la coalizione non c'è, è variabile. Ufficialmente alla sfida dei gazebo partecipano il Pd, la sinistra di Coalizione civica e Coraggiosa, Italia Viva e i Verdi. Se prevale Lepore si sa già che in caso di vittoria alle elezioni vere di ottobre farà una giunta con dentro i Cinquestelle (l'ex premier Conte ha fatto un pubblico endorsement per il candidato Pd invitando gli stellati ad andarlo a votare ai gazebo), mentre potrebbe tornare in forse la permanenza di Italia Viva. Conti, invece, in caso di vittoria vuol fare una giunta con i centristi e senza i Cinquestelle, il che potrebbe portare la sinistra di Bologna civica e Coraggiosa a sfilarsi.

Il Pd l'ha gestita malissimo e ora rischia l'osso del collo. Ha subito la chiara operazione politica di Renzi. Poi mezzo partito si è schierato con la Conti (l'europarlamentare Elisabetta Gualmini, gli assessori Lombardo e Aitini, l'ex segretario della Federazione Critelli, il consigliere regionale Paruolo), tanto che è tutt'ora pendente a Roma il ricorso ai garanti di alcuni esponenti dem contro gli iscritti e dipendenti dem che sostengono la candidata di un altro partito. Conti intanto continua a presentarsi come "indipendente" ("sono isabelliana, non renziana"), si è dimessa dalle cariche nazionali che aveva in Italia Viva, ma non dal partito, evitando con cura ogni dichiarazione sul "Rinascimento arabo" e l'incontro dell'Autogrill. Se nella città simbolo della sinistra dovesse vincere la renziana, l'ipotesi di alleanza con i Cinquestelle verrebbe definitivamente affossata e la stessa segreteria Letta sarebbe probabilmente rimessa in discussione. 

L'appuntamento ai gazebo è per domenica 20. Si potrà votare dalle 8 alle 20 con la doppia modalità: in presenza nei 43 seggi che saranno allestiti nei vari quartieri della città, oppure online pre-iscrivendosi con Spid, entro giovedì 17, alla piattaforma del Pd "Partecipa" e versando i canonici due euro con carta di credito. Potranno votare anche i sedicenni e gli stranieri con permesso di soggiorno domiciliati a Bologna. Per votare ai seggi basterà un documento, la firma con cui si dichiara di essere elettori del centrosinistra e due euro.

sabato 12 giugno 2021

Il nuovo libro e la ricetta di Luca Bottura per salvare l'Italia e la sinistra: "Impopolari di tutto il Paese unitevi!"

 

Se siete come il personaggio della vignetta di Altan che si chiede "che cosa ho fatto per dover nascere di sinistra?". Se siete un simpatizzante del Pd che cercava "un senso a questa storia" ma ha scoperto che quella storia "un senso non ce l'ha". Se vi chiedete come sia stato possibile che Renzi sia diventato segretario di quello che dovrebbe essere il maggior partito della sinistra, Giggino Di Maio ministro degli Esteri, Salvini ministro degli Interni. Se seguite la politica e non riuscite a capacitarvi che i Cinquestelle siano potuti diventare il primo partito italiano, che la Lega Nord prenda i voti del Sud e che "i populisti che odiano il popolo" si apprestino a prendere il potere col voto del popolo. Se rientrate in una di queste categorie non vi dovete perdere il saggio satirico di Luca Bottura "Manifesto del Partito Impopolare" (Einaudi). E se siete grillini, nell'incipit del libro c'è anche un tutorial per la comprensione della lettura.


A 182 anni dalla nascita di Karl Marx, Bottura descrive in modo feroce e dissacrante l'Italia tragicomica di questi anni bui, fa la disamina della nostra classe dirigente, dei partiti populisti e non populisti e dei loro leader, in un Paese dominato dalle mafie e dall'evasione fiscale che però se la prende con gli immigrati, i più deboli, le minoranze, i diversi. Con i populisti impegnati nella "loro goffa arrampicata verso il potere", le destre che seminano odio per lucrare consenso, i progressisti che continuano a inseguire un centro che si sposta sempre più a destra, il Pd che dopo vent'anni ancora non sa rispondere all'implorazione che Nanni Moretti rivolse a D'Alema: "Dì una cosa di sinistra".
"Ma non sarà che il consenso è sopravvalutato? Forse - azzarda l'autore - per perdere con stile o vincere per fortuna basterebbe dire o fare qualcosa di impopolare". Così lancia il suo appello: "Impopolari di tutto il Paese unitevi!". Costruisce il Manifesto impopolare con gli articoli della Costituzione "più bella del mondo". Elabora il programma di governo del Partito impopolare partendo dalla lotta alle mafie e agli evasori. Scrive l'inno impopolare: "Su fratelli, su compagne/su, venite in fitta schiera/la questione qui è severa/non è tempo per Netflix". Mette nel pantheon impopolare Romano Prodi e Tina Anselmi, Giorgio Ambrosoli e Guido Rossa, Adriano Olivetti e Tommaso Padoa Schioppa ("le tasse sono una cosa meravigliosa"), Laura Boldrini e Antonio Megalizzi, ma anche Raymond Carver, Ada Merini e Rocco Tanica. E si prepara alla decisiva battaglia che nel 2025 opporrà i populisti e le destre agli impopolari.

Un libro che fa ridere, incazzare e riflettere. Una lettura catartica per chi ha la sfiga di essere nato di sinistra. Bottura non fa sconti a nessuno, a destra come a sinistra. Meloni? "Con la disintegrazione personale e politica del fondatore di Alleanza Nazionale (Gianfranco Fini) - scrive - è sparita la prospettiva di una destra che sapeva di dover elaborare il proprio disonore". E ora Giorgia "ha saldato il proprio elettorato alla destra più estrema raccogliendo i peggio compagni di strada, dai poliziotti che amano i picchiatori agli 'ndranghetisti, ai nostalgici del fascismo". Salvini? "E' uno di quelli che al liceo ti chiedevano una paglia in prestito e si fottevano l'accendino. Uno che andava al Leoncavallo per la figa. Approccia la politica con l'etica di un sampietrino. Non crede una parola di quel che dice. Non è un politico, è un teatrante. Un Carmelo Male situazionista". Renzi? "Il più populista dei politici italiani che si pone come argine al populismo. Dopo la mano di poker andata male (referendum) ha annegato con gli idranti del rancore il sole in tasca che gli aveva infilato Berlusconi quando lo invitò a Arcore proponendogli l'investitura". Italia Viva? "Il centro del centro sinistra con esposizione nel centrodestra. Ciò che colpisce del partitino personalistico messo in piedi per ricattare governi dopo aver chiesto al popolo di eliminare i partitini nazionalistici che ricattano i governi, è il credito trasversale, sonante, che chi le ha perse tutte, ma proprio tutte, continua a ricevere". Renzi e Salvini? "Non è che si assomigliano: sono proprio la stessa persona. Stessi natali in Mediaset. Stessa concezione della notorietà come fine, stessa incapacità di cogliere il limite. Stesse parole senza neanche concordarle: aiutiamoli a casa loro. Si apprezzano perché si specchiano. La schiavitù del video, il sogno di condurre Sanremo, l'astio attivo e vendicativo per ogni giornalista non asservito, la spregiudicatezza". Calenda? "Se gli togliessero twitter e cominciasse a fare yoga per tenere a freno i nervi, sarebbe il leader perfetto di una destra moderata e presentabile". Berlusconi e Forza Italia invece sono il vecchio. Polverosi e sorpassati. "Così vecchi che quando Draghi ha applicato il Cencelli al nuovo governo ha dovuto cercare le Pagine Gialle del 2006: Carfagna, Gelmini, Brunetta. Purtroppo in quel vecchiume siamo rimasti prigionieri noi". I Cinquestelle? "Conte vende se stesso come la sesta stella materializzatasi dal nulla. Una supernova con scappellamento a sinistra. Un tizio che teneva i migranti in mare per interposto Salvini. Ma gli dispiaceva tantissimo, pare". "Di Maio invece ha regalato gambe e cuore al vero sogno italiano: se studi, ti impegni, lavori sui tuoi limiti per superarli, cerchi di farcela per i tuoi meriti, meglio che prendi un aereo per Copenaghen. In caso contrario buttati in politica". Se ce l'ha fatta lui ce la può fare chiunque. Il dramma è che "non c'è un Cinquestelle più preparato di quelli che voleva rovesciare".

E il Pd? "Il Pds senza la s di sinistra. Il partito mai arrivato per cancellazione treno. Un budino dolcificato con l'aspartame" che ha come riferimento "il bradipo" e come collocazione "dove dà meno fastidio". Zingaretti è "un tipo dabbene ma che ha il carisma di un fermacarte". Letta "l'agnello sacrificale". Se fosse un cantante "il Pd sarebbe Ligabue: un'entità che si materializza solo per i megaconcerti poi scompare a preparare il nuovo album, uguale a tutti gli altri degli ultimi vent'anni". Ma Bottura se la prende anche col popolo della sinistra "che ha accettato di tutto senza mai dire ma che cazzo state facendo?". Ha accettato "che si trasformassero le feste dell'Unità in un brand e l'Unità in un arnese di cui disfarsi. Ha accolto le teorie di Blair. Non ha battuto ciglio quando Renzi ha pigiato il tasto dell'autodistruzione. Ha accettato di governare con i Cinquestelle che lo irridevano". Leu è "un Panda con il poster di Berlinguer. Se votassi con minore disperazione, che di solito entro in cabina, chiudo gli occhi, urlo banzai, e vado, forse voterei loro - scrive - per pietà soprattutto verso me stesso. Alle regionali li ho votati, C'era Elly Schlein che è tanto brava. In un mondo normale sarebbe la Kamala Harris bianca. Ha pure un nome straniero, però ha litigato con Civati. Ma perché litigate sempre? Fate pace, dai. Fate il ticket. Andate alle primarie del Pd e urlate avete rotto il cazzo. A quel punto è fatta, 92 minuti di applausi e scalata conclusa".

Si salvano solo Mattarella e Prodi. Al presidente dedica una preghiera: "Sergio nostro che stai sul Colle, ti prego, se puoi resta". "E' una specie di vaccino - dice - che non ci tratta come bambini e ha il coraggio della verità. E' stato per sette anni un presidente equilibrato, credibile, inappuntabile, il più fedele ai valori della Repubblica e della Costituzione. Il primo che avrà il coraggio di fare propri quegli anticorpi, di andare contro la narrazione cinica dominante, avrà probabilmente cominciato a ricreare un centro culturale prima che politico". Di Prodi dice che "rispetto ai democratici sembra una specie di guerriero sandinista. Il migliore", che gli italiani, come i russi con Gorbacev, non si meritano.