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giovedì 6 marzo 2025

Trump, Putin, l'Ucraina e l'Europa senza più leader che sa solo pensare alla guerra

Abituati da ottant’anni a garantire fedeltà politica agli Usa in cambio della protezione Nato che ci assicurava sicurezza e pace, abbiamo seguito pedissequamente la linea Biden nella guerra per procura in Ucraina tra le due superpotenze nucleari. Abbiamo mandato quintalate di armi e soldi all’aggredito, prima con la motivazione sacrosanta che bisognava aiutare l’aggredito a difendersi dall’aggressore, poi, via via, arrivando a sostenere che l’obiettivo era sostenere Kiev fino alla caduta di Putin e alla “vittoria finale” contro Mosca. Abbiamo fatto di Zelensky, che ha messo al bando undici partiti di opposizione, soppresso la libertà di stampa e fatto approvare dal Parlamento una legge che vieta qualsiasi ipotesi di trattativa e mediazione con la Russia, il campione della democrazia e dei valori del Mondo Libero. Senza riuscire a mettere in campo, in questi tre anni di guerra, una sola vera iniziativa diplomatica per provare a far tacere le armi, trovare una soluzione politica al conflitto e riportare la pace in Europa.

Poi è arrivato il ciclone Trump ed è cambiato tutto. Alla Casa Bianca si è insediato un clan di esaltati e super miliardari che pensa di comprarsi Panama e la Groenlandia (trattative già in corso), annettersi il Canada come 51esimo stato a stelle e strisce, alzare un muro invalicabile col Messico, deportare due milioni di palestinesi per fare di Gaza la riviera dei ricchi, colonizzare Marte e nel frattempo impiantarci nel cervello un microchips per poter competere con l’intelligenza artificiale, dopo aver fatto un bel po’ di pulizia di immigrati, omosessuali, poveracci, minoranze e tutto ciò che è woke. Oligarchi in missione per conto di Dio, affaristi senza scrupoli che si sentono legittimati a comandare in nome del popolo bue che li ha votati, imperialisti che pensano di potersi spartire e dominare il mondo a loro piacimento, e che in quanto tali trattano solo con i loro pari, potenti o dittatori che siano, non con chi non ha le carte, i soldi o la forza politica, tecnologica e militare per abitare il Mondo di Sopra. Così, dal giorno alla notte, la Russia non è più il nemico, con Putin si possono fare buoni affari, così come con Netanyahu in Israele, con il principe bin Salman in Arabia Saudita, perfino con l’ex terrorista islamico al Jolani che ha preso il potere in Siria. Che sarà mai se Putin si riprende un po’ di quel che era suo, o se Netanyahu si prende Gaza, la Cisgiordania, un pezzo di Libano e di Siria per fare il grande stato di Israele dal fiume al mare come diceva la Bibbia? Non c’è più nessun Soldato Zelensky da salvare, e chissenefrega di quegli straccioni degli ucraini e dei palestinesi. In quanto all’Europa, la Guerra Fredda è finita, Trump e Putin sono pappa e ciccia, il “grande nemico” non è più la Russia ma la Cina. Gli europei la pensano diversamente, temono l’Orso Russo? Fatti loro. Gli Stati Uniti ora pensano ai propri interessi, America first, non offrono più protezione a chi non ha nemmeno finito di saldare le rate del mutuo della Seconda guerra mondiale e ha fatto l’Ue per fregare l’America sull’economia. Se vogliono la Nato se la devono pagare, e se vogliono continuare a fare affari con noi devono pagare dazio.


Bel quadretto, eh! Fatto sta che questa sorta di tardo imperialismo, o colonialismo di ritorno, ha demolito in un amen tutte le certezze dell’Europa e mandato in confusione tutti i leader degli “stati guida”. Oddio, l’Amico Americano non c’è più, l’Asse Transatlantico si sta dissolvendo, la battaglia tra il bene e il male non si sa più da che parte sta, e mo’ che si fa? Panico nell’Unione europea. L’Ucraina da frontiera della democrazia e della libertà sta diventando merce di scambio tra Usa e Russia, Zelensky e con lui l’Europa gli ostacoli alla trattativa di pace, coloro che si oppongono al cessate il fuoco e alla fine della guerra finché non ci sarà “una pace giusta”, che però nessuno sa spiegare qual è, dal momento che appare fuori dalla realtà che Kiev possa riprendersi la Crimea e il Donbass, o entrare nella Nato. Così se ne vedono e se ne sentono di tutti i colori. Il premier laburista Starmer che guida la reazione della Unione europea di cui l’Inghilterra non fa più parte, che pare rinvigorito e a suo agio nel nuovo scenario imperiale. Quello francese Macron, anatra zoppa della politica nel suo paese ma che si crede De Gaulle, offre generosamente agli europei la protezione della propria deterrenza nucleare, con i quali però è disposto a condividere solo i costi, non a mollare la valigetta. Entrambi, Starmer e Macron, che vorrebbero mandare le truppe sul confine ucraino, così, tanto per aumentare il casino e i rischi di Terza guerra mondiale. La presidente della Commissione europea, la baronessa Von der Leyen, che se ne esce con la proposta folle di un piano di riarmo europeo (si chiama proprio così, Rearm Europe) da 800 miliardi di euro l’anno, fuori dal patto di stabilità, destinato a impoverirci tutti, come se domani dovessimo entrare in guerra con la Russia. E proprio mentre la Russia si sta mettendo d’accordo con l’America. Con la Polonia e i Paesi Baltici che, se fosse per loro, marcerebbero già su Mosca guidati da Zelensky, e con la Germania del nuovo cancelliere Merz e della Grosse Koalition tra Cdu e Spd che vara un mega piano di riarmo da 200 miliardi di euro. Tutti armati fino ai denti, ma per difenderci da chi? Da Putin o da Trump? O da noi stessi europei? Dai nostri nazionalismi? Dalle destre estreme che governano in undici dei ventisette stati dell’Unione che, sotto sotto, tifano per Trump o stanno con Putin? Dalla Germania che riarma e torna a far paura? Dall’Inghilterra che vuol tornare imperiale? Dalla Francia che rispolvera la grandeur? In questo momento drammatico io spero che tra questa delirante classe dirigente europea ci sia qualcuno che rinsavisce, che capisca che non si può garantire la sicurezza con le armi in un’Europa dove già ci sono tre potenze che hanno migliaia di atomiche, che la strada giusta per la pace non è quella della forza ma quella del dialogo, dell’amicizia, della cooperazione internazionale. E spero che l’Italia si tiri fuori da questa follia.

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