L’unità rimane sulla carta. Conte contro Schlein e il Pd, Grillo e Di Battista contro Conte, l’establishment e mezzo Pd contro i Cinquestelle, Verdi e Sinistra irrilevanti, Renzi “amico del giaguaro”, del programma nemmeno l’ombra, le primarie sul leader ormai certe. Cadono le braccia, e non solo quelle. Vorrei sbagliare, ma se va avanti così il centrosinistra si prepara a riperdere. E se anche dovesse vincere, a cambiare tutto per non cambiare niente, come nella migliore tradizione italico-gattopardiana. Altro che alternativa.
Viviamo un tempo di sconvolgimenti epocali: una crisi climatica che minaccia la nostra stessa sopravvivenza, la guerra di nuovo alle porte e per alcuni dei potenti che ci governano ancora “igiene del mondo”, centinaia di milioni di disperati in fuga dalle bombe, dalle carestie e dalla miseria verso l’Occidente alla ricerca di una vita degna e di futuro, l’Europa culla della civiltà e l’America simbolo della libertà e dell’accoglienza che li respingono, le autocrazie che tornano a prevalere sulle democrazie, il ritorno del suprematismo e dei nazionalismi che furono le basi ideologiche del nazifascismo.
Di fronte a questo scenario drammatico servirebbero pensatori capaci di immaginare un mondo nuovo e di indicare la via. Servirebbero politici autorevoli e partiti veri, non personali e d’opinione, in grado di proporre soluzioni credibili ai grandi e complessi problemi che viviamo. Servirebbe una sinistra dai pensieri lunghi, capace di alimentare il sogno di cambiamento dei giovani, di dare una speranza agli ultimi, di offrire una visione alternativa di futuro. E servirebbero alcune idee-forza sui temi chiave dell’oggi con proposte chiare e inequivoche che guardino oltre le prossime elezioni, oltre la difesa dello status-quo e dei nostri privilegi, oltre le facili risposte della destra alle paure della gente. Per non ripetere gli errori della storia e scongiurare i pericoli di ritorno al passato. Per colmare il vuoto ideale, etico e culturale che viviamo oggi nell’Italia meloniana. Per contrastare l’inerzia dell’Europa e l’evaporazione del sogno europeo che siamo costretti a osservare giorno dopo giorno per colpa di una classe politica dirigente mai così mediocre, di leader mai così imbarazzanti.
Qualche esempio. Stiamo vivendo la più lunga estate di sempre a 40 gradi, mettendo sempre più a rischio la vita di fragili e anziani, subendo disastri ambientali sempre più gravi a ogni perturbazione, pagando la benzina due euro al litro e bollette energetiche sempre più care, mentre stipendi e pensioni sono drammaticamente fermi al palo. Come pensiamo di affrontare la questione esistenziale dell’emergenza climatica e la conseguente crisi sociale? Pensiamo forse di cavarcela continuando a produrre, consumare e vivere come abbiamo fatto finora? Privilegiando lo sviluppo e il Pil all’ambiente, l’economia del mattone alla salvaguardia del suolo e del verde, svuotando ancor più le campagne per costruire città sempre più grandi? Smettendo di comprare gas e petrolio dal dittatore di Mosca per andarlo a comprare da altri dittatori in Africa, o a caro prezzo dall’ex “amico americano”, oppure riaprendo le centrali a carbone e rilanciando il nucleare “pulito” che arriverà se va bene tra trent’anni? Oppure abbiamo il coraggio di dire che così non si può continuare, che se non vogliamo estinguerci dobbiamo cambiare rotta, cominciare a dare un valore diverso alla cura e alla difesa del territorio e dell'ambiente, alla crescita, al nostro benessere, possibilmente avviando da subito un grande e concreto piano sulle energie rinnovabili, con forti investimenti, cominciando con lo stornare quelli destinati al riarmo e al ponte sullo Stretto?
Cosa diciamo sulle guerre? Che ruolo vogliamo giocare sulla geopolitica? Quale politica estera immaginiamo per l’Italia? E quale ruolo dell’Europa? Possiamo pensare di affrontare gli sconvolgimenti attuali solo con il riarmo e la logica del “porcospino d’acciaio” per difenderci oggi dall’invasione della Russia di Putin e domani, chissà, della Turchia di Erdogan o della stessa America Maga? In un mondo che vede già una decina di Paesi con la bomba nucleare? E in una Europa dove proliferano nuove potenze militari come l’Ucraina, la Polonia e la “rassicurante” Germania? Oppure possiamo e vogliamo credere che sia possibile garantire la sicurezza e salvaguardare il bene supremo della pace con l’arte della diplomazia e della mediazione, con politiche di amicizia e buon vicinato, con la cooperazione economica, soprattutto rilanciando il disarmo come prima condizione per non fare la guerra? Perché come diceva il compianto Gino Strada, “abolire la guerra è l’unica speranza per l’umanità”, il passo evolutivo della civiltà che ancora non siamo riusciti a compiere.
Infine, come pensa di affrontare il centrosinistra la questione epocale delle migrazioni e del divario drammatico e crescente tra il Sud e il Nord del mondo? Pensiamo di risolvere anche quella con le armi? Semmai plaudendo, come ebbe a fare il cancelliere tedesco Merz, al “lavoro sporco” che il criminale Netanyahu “sta facendo per noi” a Gaza e in Cisgiordania? Arroccandoci nei nostri egoismi nazionali e alzando nuovi muri? Con la remigrazione perseguita dai suprematisti bianchi e cattolici Maga, da Trump, Salvini e Vannacci? Con i lager in Albania e Ruanda che tanto piacciono alla Meloni, all’ultradestra europea, ma anche alla socialdemocratica Danimarca? O mettendo in campo una proposta e una legislazione che superi la Bossi-Fini, prima vera creatrice di immigrazione irregolare, per favorire concretamente i flussi di immigrazione regolare di cui l’Italia che invecchia sempre più ha bisogno come il pane per salvaguardare il welfare, la sanità, le pensioni. E lavorando poi per l'integrazione e per una riforma profonda del Fisco e della Previdenza basata sull'equità e sul deciso contrasto all’evasione fiscale e al lavoro precario.
Ecco, di questo penso si dovrebbe discutere prima di parlare di coalizioni e di primarie. Con posizioni chiare e proposte coraggiose, figlie di un nuovo pensiero politico. Ma temo che non accadrà. E che quel pensiero proprio non ci sia.

Nessun commento:
Posta un commento