Il mio amico e compagno Viscardo Baldi, con cui ho pubblicato nel 2017 "I comunisti nella terra dei preti" (Valfrido editore) sulla storia del Pci a Brisighella, ha avuto la bella idea di mandare, qualche annetto dopo, il libro a Luciana Castellina, 97 anni, storica figura del Pci e della sinistra italiana (Pdup, Democrazia proletaria, Rifondazione comunista), giornalista, tra i fondatori del Manifesto, scrittrice, parlamentare italiana ed europea, attualmente presidente onoraria dell'Arci. A farglielo avere ci ha pensato Alessandra Serafini, figlia di Massimo, amico e compagno di battaglie con Castellina al Manifesto e nel Pdup, poi pure lui parlamentare col Pci.
Ebbene, nei giorni scorsi Viscardo ha ricevuto questa lettera scritta a mano da Luciana, che abbiamo anche trascritto, nella quale esprime tutto il suo apprezzamento per il nostro libro. Una recensione postuma che io e Viscardo consideriamo di grande valore e un prezioso riconoscimento al lavoro fatto che personalmente ci onora. Grazie a Alessandra e Massimo Serafini e soprattutto grazie di cuore alla mitica Luciana Castellina.
"Caro Viscardo, non ho ancora letto tutto, ma ho sfogliato molto de “I comunisti nella terra dei preti” e subito sono rimasta immersa in immagini che di per sé raccontano cose che oggi mi commuovono.
La prima è quella che riporta la lista di candidati, non ricordo più per quali elezioni, dove senatori e deputati si intrecciano con i nomi di chi è definito “bracciante”.Mi ha fatto ricordare una recentissima litigata con uno dei peggiori esponenti della politica italiana, Calenda, pieno di arroganza di classe. Eravamo insieme in una discussione con Lilli Gruber e lui ha detto che le cose andavano male in Italia perché i deputati non erano più professori universitari. A me è venuto spontaneo rispondergli che io avevo nostalgia dei tempi (l’immediato dopoguerra e anche oltre) in cui i deputati erano analfabeti. In quegli anni furono infatti molti i braccianti eletti deputati dal PCI, eroici dirigenti delle lotte per la terra. La cosa gli è parsa così pazzesca che un altro po’ e mi avrebbe picchiata.
Ebbene ritrovare quelle immagini mi ha riempito di gioia e di rimpianto per il PCI. Il libro che avete scritto su Brisighella è prezioso e bisognerebbe chiedere a tutti gli abitanti dei Comuni d’Italia di produrne, crearne di simili. Perché solo con libri di questo tipo si può capire la storia particolare della sinistra italiana e in particolare del PCI. In nessuna altra parte dell’Europa c’è stato qualcosa come il PCI, due milioni di iscritti e una presenza attiva ovunque. Quando mi chiedono di dire come era il PCI io rispondo con la migliore definizione che ne ha fatto un grande intellettuale francese, che lo amava molto. La sua frase è questa: “Finalmente ho capito cosa è il PCI! Il PCI è l’Italia”. Non è cioè una cosa venuta da fuori, una dottrina o un’esperienza lontana, è un pezzo dell’Italia.
Se oggi in Italia c’è ancora, nonostante il suo governo fascista una società civile che manifesta, lotta, che anima paesi con festival e convegni, cosa che purtroppo non accade altrove, è per via di questa particolare eredità: la nostra società civile è viva e di sinistra. Se i giovani non vanno a votare non è perché non gli interessa la politica, è perché non gli interessa il dibattito parlamentare e io la penso così, come loro. Ma sul terreno sociale i giovani la politica la fanno, sia pure nelle loro forme e contenuti.
Per questo sono ottimista e vorrei altri libri come questo di Brisighella, per poter spiegare loro come e perché questo nostro patrimonio storico vive: non è roba da museo, è radice del nostro presente, quello espresso nelle tante iniziative sul territorio che sono preziose e ci fanno ridere del governo Meloni, capace solo di produrre poliziotti. Grazie del libro."



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