Abituati da ottant’anni a garantire fedeltà politica agli Usa in cambio della protezione Nato che ci assicurava sicurezza e pace, abbiamo seguito pedissequamente la linea Biden nella guerra per procura in Ucraina tra le due superpotenze nucleari. Abbiamo mandato quintalate di armi e soldi all’aggredito, prima con la motivazione sacrosanta che bisognava aiutare l’aggredito a difendersi dall’aggressore, poi, via via, arrivando a sostenere che l’obiettivo era sostenere Kiev fino alla caduta di Putin e alla “vittoria finale” contro Mosca. Abbiamo fatto di Zelensky, che ha messo al bando undici partiti di opposizione, soppresso la libertà di stampa e fatto approvare dal Parlamento una legge che vieta qualsiasi ipotesi di trattativa e mediazione con la Russia, il campione della democrazia e dei valori del Mondo Libero. Senza riuscire a mettere in campo, in questi tre anni di guerra, una sola vera iniziativa diplomatica per provare a far tacere le armi, trovare una soluzione politica al conflitto e riportare la pace in Europa.
Poi è arrivato il ciclone Trump ed è cambiato tutto. Alla Casa Bianca si è insediato un clan di esaltati e super miliardari che pensa di comprarsi Panama e la Groenlandia (trattative già in corso), annettersi il Canada come 51esimo stato a stelle e strisce, alzare un muro invalicabile col Messico, deportare due milioni di palestinesi per fare di Gaza la riviera dei ricchi, colonizzare Marte e nel frattempo impiantarci nel cervello un microchips per poter competere con l’intelligenza artificiale, dopo aver fatto un bel po’ di pulizia di immigrati, omosessuali, poveracci, minoranze e tutto ciò che è woke. Oligarchi in missione per conto di Dio, affaristi senza scrupoli che si sentono legittimati a comandare in nome del popolo bue che li ha votati, imperialisti che pensano di potersi spartire e dominare il mondo a loro piacimento, e che in quanto tali trattano solo con i loro pari, potenti o dittatori che siano, non con chi non ha le carte, i soldi o la forza politica, tecnologica e militare per abitare il Mondo di Sopra. Così, dal giorno alla notte, la Russia non è più il nemico, con Putin si possono fare buoni affari, così come con Netanyahu in Israele, con il principe bin Salman in Arabia Saudita, perfino con l’ex terrorista islamico al Jolani che ha preso il potere in Siria. Che sarà mai se Putin si riprende un po’ di quel che era suo, o se Netanyahu si prende Gaza, la Cisgiordania, un pezzo di Libano e di Siria per fare il grande stato di Israele dal fiume al mare come diceva la Bibbia? Non c’è più nessun Soldato Zelensky da salvare, e chissenefrega di quegli straccioni degli ucraini e dei palestinesi. In quanto all’Europa, la Guerra Fredda è finita, Trump e Putin sono pappa e ciccia, il “grande nemico” non è più la Russia ma la Cina. Gli europei la pensano diversamente, temono l’Orso Russo? Fatti loro. Gli Stati Uniti ora pensano ai propri interessi, America first, non offrono più protezione a chi non ha nemmeno finito di saldare le rate del mutuo della Seconda guerra mondiale e ha fatto l’Ue per fregare l’America sull’economia. Se vogliono la Nato se la devono pagare, e se vogliono continuare a fare affari con noi devono pagare dazio.Post più popolari
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giovedì 6 marzo 2025
Trump, Putin, l'Ucraina e l'Europa senza più leader che sa solo pensare alla guerra
giovedì 16 gennaio 2025
Bologna 2 agosto 1980, la Cassazione chiude il cerchio: strage eversiva di Stato, pensata e finanziata dalla P2, eseguita dai fascisti e coperta dai Servizi deviati
Con la condanna definitiva all’ergastolo di Gilberto Cavallini, confermata ieri dalla Corte di Cassazione, si chiude il cerchio che congiunge la verità giudiziaria alla verità storica sulla strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. Gli ultimi processi agli esecutori e ai mandanti del più grave atto di terrorismo del dopoguerra hanno via via delineato con sempre maggiore chiarezza come si sia trattato di una strage fascista, politica e di Stato, eseguita dai terroristi neri, pensata e finanziata dalla P2 di Licio Gelli con la copertura dei Servizi segreti deviati per seminare terrore, destabilizzare la nostra democrazia e impedire così l’ascesa al potere del Partito comunista. Una strategia della tensione che trovava sponda, se non la regia, nell’”Amico Americano” e che aveva portato due anni prima al rapimento e all’assassinio di Aldo Moro. La sentenza di ieri conferma l’intero impianto accusatorio della magistratura inquirente, in sintonia con ciò che il Paese aveva già capito da tempo, nonostante i depistaggi e la perseverante campagna innocentista della destra post-fascista oggi al potere, a cominciare dalla Presidente del Consiglio e dal suo Cerchio magico. Ora manca solo la conferma in Cassazione dell’ergastolo a Paolo Bellini per chiudere quel cerchio, anche se mancano ancora diversi tasselli per avere piena verità e giustizia.
“Io so ma non ho le prove”, scriveva Pierpaolo Pasolini 50 anni fa, dopo le stragi fasciste di Milano (Piazza Fontana) e Brescia (Piazza della Loggia), all’inizio della strategia della tensione. “Sappiamo la verità e abbiamo le prove”, avevano invece scritto il 2 agosto scorso i familiari delle vittime nel manifesto del 44esimo anniversario della strage che provocò 85 morti e più di 200 feriti. Era stata da poco confermata nel processo d’appello la condanna all’ergastolo di Paolo Bellini, figlio di un ufficiale della Folgore, ex “primula nera” di Avanguardia Nazionale, coinvolto in diversi misteri d’Italia, ladro di opere d’arte e killer di ‘Ndrangheta, indagato per le stragi del 1993 e per l’attentato di Capaci, ritenuto “senza ombra di dubbio alcuno” tra i terroristi neri presenti alla stazione quel maledetto sabato, poco prima delle 10.25, quando la bomba esplose nella sala d’aspetto di seconda classe. Riconosciuto dalla moglie nel fotogramma di un filmato amatoriale e ritenuto dai giudici “il quinto uomo” dell’attentato, quello preposto “a trasportare, consegnare e collocare quantomeno parte dell'esplosivo", in ogni caso “a fornire un supporto materiale all'azione". Gli altri erano Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, tutti e tre condannati in via definitiva come esecutori materiali (e già da tempo in libertà) e il “quarto uomo”, Gilberto Cavallini, pure lui terrorista dei Nar con il compito di dare supporto logistico all’operazione, già condannato in primo e secondo grado all’ergastolo, considerato dai magistrati inquirenti “in contiguità con i Servizi deviati e con ambienti massonici cui pure è riconducibile la strage”.
Tutti e cinque avevano piena consapevolezza della finalità di quell’azione e della strategia politica eversiva che l’ispirava. Altro che banda di “spontaneisti” e di “guerrieri romantici” che si muovevano in autonomia per sovvertire il sistema, come hanno sempre cercato di accreditarsi i terroristi condannati per la strage. I processi ai mandanti e ai depistatori hanno clamorosamente smentito la loro tesi. La verità giudiziaria, a lungo inseguita dai familiari delle vittime che ieri sono accorsi numerosi a Roma in attesa della sentenza, è un’altra: l'attentato del 2 agosto 1980 faceva parte di una precisa e condivisa strategia eversiva a cui parteciparono non solo i terroristi dei Nar (Fioravanti, Mambro, Ciavardini, Cavallini) ma anche altre formazioni dell'estrema destra dell'epoca (Ordine Nuovo, Terza Posizione, Avanguardia Nazionale), finanziate dai soldi distratti dal Banco Ambrosiano da Licio Gelli e Umberto Ortolani e coperte dai Servizi segreti deviati, con il contributo del capo degli ufficio Affari Riservati del Viminale, Federico Umberto D'Amato e del giornalista del Msi, Mario Tedeschi.
giovedì 2 gennaio 2025
L'anno che verrà, il mio oroscopo politico del 2025 mese per mese. Gennaio: Usa, il mondo nuovo degli psicopatici al potere
Qualcuno deve aver pensato, se il mondo è impazzito tanto vale consegnarlo ai matti. Così gli americani, che sono sempre avanti, hanno mandato due psicopatici alla Casa Bianca. Ma mica matti qualunque: matti di successo. Uno, Donald Trump, l'immobiliarista miliardario, spregiudicato e manipolatore che ammira i dittatori e che, secondo gli psicologi, soffre di “culto della personalità, narcisismo maligno, instabilità emotiva, comportamenti anti-sociali, paranoia, sadismo, mancanza di senso etico, misoginia, razzismo”. L’altro, Elon Musk, il suprematista bianco visionario e molto "fumato" venuto dal Sudafrica, padre dell’auto elettrica Tesla, delle reti satellitari e aerospaziali SpaceX e Starlin, e del social X, ex Twitter, è attualmente l’uomo più ricco del mondo con un patrimonio di 350 miliardi di dollari. Un moderno Dottor Stranamore che per salvare l’umanità vuole impiantarci una Tesla nella testa per rendere i nostri cervelli competitivi con l’intelligenza artificiale, prima di trasferirci tutti su Marte. Chi sia il più suonato dei due gli psicologi non l’hanno ancora stabilito.
Tranquilli! Donald Trump, il primo presidente pluripregiudicato d’America dichiarato colpevole di aggressione sessuale, corruzione, diffamazione, frode e di un’altra trentina di reati, il 20 gennaio si insedierà al comando mandando al mondo e ai catastrofisti di turno messaggi rassicuranti. Per far tornare grandi gli States (Make America Great Again), all’inizio si limiterà a incoraggiare Netanyahu a “finire il lavoro” con i palestinesi e a mandare i saluti del suo “grande amico” Putin a Zelensky, per il quale ha già pronto un ruolo da conduttore e capo comico su Fox Tv. Poi si comprerà la Groenlandia e si annetterà il Canada e il Canale di Panama. Per deportare 25 milioni di immigrati clandestini, azzerare la lotta al cambiamento climatico e dichiarare guerra alla Cina avrà bisogno di un po’ più di tempo. Prima deve regolare i conti con la scienza che ha fatto dell’inutile allarmismo sul Covid, uscire dall’Organizzazione mondiale della sanità, tagliare i fondi alle scuole che insegnano “teorie critiche sulla razza” e alla cultura woke che promuove “la follia transgender”. Userà invece toni concilianti con l’Europa: “Se acquisteranno il nostro petrolio e il nostro gas su larga scala e si pagheranno per intero la Nato, faremo i buoni coi dazi e rimarremo buoni amici”.Alla Casa Bianca e nel mondo, tuttavia, resta una certa preoccupazione. Prima di tutto perché non si è ancora capito chi dei due comanderà davvero. In secondo luogo, perché le ambizioni universali dell’uomo più ricco del pianeta non sembrano proprio in sintonia con l’America first di Trump. Le domande che tutti si pongono sono: quello tra Donald e Elon sarà vero amore? La nuova America sarà la sede terrena del regno di Trump o il punto di partenza per l’impero galattico di Musk? Di certo i due sono accomunati dal bisogno di superare i rispettivi traumi infantili (sono entrambi figli di padri-padrone, a loro volta un po’ scocomerati) e le loro debolezze umane: puttaniere acclarato Donald, procreatore compulsivo Elon. E da leader della moderna destra, sono uniti tra loro (e con l'amica Meloni) dall’amore per Dio, Patria e Famiglia. Soprattutto per la famiglia tradizionale. Trump, infatti, si è sposato tre volte, ha avuto cinque figli da tre madri diverse, una infinità di ex fidanzate e amanti, e, ciò nonostante, non è riuscito a togliersi il vizietto di aggredire le commesse nei camerini e di farsi le pornostar pagandola con i soldi della campagna elettorale.
Musk, convinto che filiare tanto significhi salvare l’umanità, di figli ne ha addirittura dodici, di cui alcuni nati con la fecondazione in vitro o con l’utero in affitto e uno che ha cambiato sesso, ha preso il cognome della madre e non vuole più essere legato in alcun modo e in alcuna forma al padre biologico. Per questo Elon, abbandonato dalla figlia trans che lo considera “una minaccia per l’esistenza dell’umanità”, ha lanciato la sua crociata per combattere “il virus della cultura woke che sta distruggendo un sacco di ragazzini”. Perché pensa che se il demone dell’Intelligenza artificiale e quello del wokismo dovessero accoppiarsi, si genererebbe una creatura spaventosa, un “mostrum”, anzi, tanti “mostrum” con la testa pazza di suo padre Errol e il corpo transgender della figlia Vivian Jenna.
Nell’America di Trump, questo moderno Dottor Stranamore pensa di guadagnare il tempo che gli serve per impiantare le prime colonie su Marte, i microchips per aumentare la potenza cognitiva dei nostri cervelli affinché possano interfacciarsi con le macchine dell’IA, e per salvare l’umanità dall’Anticristo estirpando il morbo del wokismo. Nel tempo perso si dedicherà al suo ruolo di capo del Doge, il Dipartimento per l’efficienza del governo, una sorta di tribunale del popolo voluto per sfoltire la burocrazia americana e renderla più efficiente. Ma tranquilli, ci andrà piano: ha annunciato che comincerà con il taglio di due trilioni di dollari, circa il 30% della spesa totale del paese. Così lui potrà continuare a privatizzare lo Spazio, sostituirsi alla Nasa, vendere ai migliori offerenti le proprie tecnologie, allargare il campo di influenza delle fake news sulla sua piattaforma social X. In attesa di creare, infine, quel mondo nuovo che si ispira alle sue letture giovanili di Asimov e Tolkien, dove l’anarco-capitalismo marziano di Musk sembra saldarsi con il social nazionalismo imperiale di Putin, Kim Jong Sun e forse perfino col comunismo capitalista di Xi Jinping. Sempre con un uomo solo al comando, s'intende. Quale dei due non è ancora dato sapere.
Hanno detto:
Trump: “Putin e Kim Jong Sun sono leader al top della forma: duri, intelligenti, cattivi e protettivi nei confronti del loro Paese”.
Trump: “E’ sempre un grande onore ricevere complimenti da un uomo così rispettato nel suo paese e oltre come Vladimir Putin”.
Musk: “Zelensky è il più grande venditore e il più grande campione di furti della storia. Ogni volta che viene qui se ne va con 60 miliardi di dollari”.
Musk: “Gli immigrati stanno avvelenando il sangue del nostro paese”.
Trump: “A New York nevica e si gela, il riscaldamento globale ci farà comodo”.
Trump (2020, prima presidenza): “Stiamo testando iniezioni di raggi ultravioletti, disinfettanti e candeggina per vedere se uccidono il virus. Il Covid se ne andrà via in pochi mesi senza vaccino".
sabato 21 dicembre 2024
"Verità, la partigiana che visse due volte", piccola cronaca di una grande emozione
mercoledì 18 dicembre 2024
L'incredibile storia di Annunziata Verità, "La ragazza ribelle" sopravvissuta alla fucilazione, è diventata un fumetto. A raccontarla e renderla più avventurosa sono i ragazzi del Liceo Artistico di Faenza
La storia di Annunziata Verità, "Nunziatina", la partigiana faentina sopravvissuta a 18 anni alla fucilazione fascista e figura simbolo del ruolo delle donne nella Resistenza, è una storia potente che non può non colpire chi la incontra. Per questo, credo, il mio romanzo “la ragazza ribelle” (Cartabianca) che a quella storia si ispira, dopo cinque anni dall’uscita continua a girare l’Italia (tre ristampe, presentazioni, incontri nelle scuole, un programma televisivo nazionale, uno spettacolo teatrale). Ma che potesse anche conquistare l’interesse e stimolare la creatività di un gruppo di ragazzi del liceo al punto da portarli a realizzare una graphic novel collettiva, non l’avrei mai potuto immaginare. Invece anche quella pazza idea è diventata realtà, l’ultima e più inaspettata delle sorprese di un fantastico viaggio.
I ragazzi sono quelli della V^ BA del Liceo Artistico Torricelli-Ballardini di Faenza, una delle scuole più antiche d’Italia. Si chiamano Eleonora, Ginevra, Fatou, Manuel, Ilaria, Giorgio, Emma. La loro insegnante, Monica Liverani, due anni fa aveva portato in classe “La ragazza ribelle” come libro di lettura autonoma, proponendo poi a chi l’aveva letto di raccontare quella storia a fumetti. Un discreto gruppo ha risposto con entusiasmo. Così la prof mi ha contattato chiedendomi la disponibilità a collaborare al progetto. Cosa che ho fatto con grande piacere accompagnando gli studenti a conoscere Nunziatina, nei luoghi dove tutto accadde e collaborando alla sceneggiatura. I ragazzi hanno ascoltato, osservato, approfondito, poi hanno cominciato a raccontare a modo loro l'epopea di Nunziatina, in modo dettagliato, curato nei particolari, con i disegni, i colori, i dialoghi, le tavole.
All’inizio la vedevo solo come una pregevole e insolita iniziativa – ragazzi di 18-19 anni che lavorano a scuola su una storia di Resistenza, ma quando mai? – tutt’al più come una originale esercitazione didattica. Ma più gli studenti entravano in quella storia e liberavano la loro creatività, più quel lavoro prendeva la forma e la forza di un vero e proprio progetto editoriale. Però l’anno scolastico volgeva al termine, li aspettava l’impegnativa prova della maturità e dopo per ciascuno di loro una nuova strada da intraprendere: chi al lavoro, chi lo stage o il corso di specializzazione, chi l’università. Pensavo finisse lì e sarebbe stata già tanta roba. Invece no. Dopo la maturità i ragazzi sempre stimolati dalla prof hanno continuato a incontrarsi nel tempo libero, a produrre nuove idee, aggiungere particolari, sceneggiare, realizzare tavole, fino a produrre un romanzo a fumetti di oltre centocinquanta pagine: una graphic novel in piena regola, a mio parere bellissima. A quel punto non poteva rimanere un lavoro scolastico, meritava di diventare un’opera artistica e di essere pubblicata.
Ne ho parlato con il presidente del Consiglio comunale di Faenza, Niccolò Bosi, la prof Liverani ha cominciato a invitarlo ai nostri incontri sugli stati di avanzamento del fumetto, lui ha visto l’impegno dei ragazzi, constatato la qualità del loro lavoro, se n’è innamorato, l’ha fatto proprio, l’ha proposto all'Assemblea Legislativa dell'Emilia-Romagna che con i fondi del progetto "ConCittadini" ha provveduto alla prima stampa della graphic novel. La preview ci sarà sabato 21 a Faenza, (Auditorium del Palazzo degli Studi, via Santa Maria dell'Angelo 1, ore 10) in un incontro con le classi del Liceo Artistico aperto alla cittadinanza. Alla presentazione parteciperà anche "Nunziatina", oggi 98enne in buona salute, che per la controcopertina del volume ha scritto: "Guarda che girano ancora per l'Italia. I fascisti ci sono ancora. E se dovessero tornare...spero di morire prima. Non voglio più avere niente a che fare con quella gente lì". Sono certo che sarà un incontro emozionante.
Nei prossimi mesi, poi, il fumetto dovrebbe trovare un editore vero, avere un suo prezzo di copertina e il codice Isbn per poter arrivare nelle biblioteche e nelle librerie, facendo continuare così l'avventuroso viaggio della ragazza ribelle in questa inedita forma artistica. Un'opera pregevole, di qualità, che speso possa raggiungere soprattutto i giovani lettori, con l'auspicio che possano divorarsi d’un fiato questo romanzo realizzato da loro coetanei come noi boomer divoravamo i Tex Willer, i Diabolik, i Dylan Dog. E che possa emozionarli come ha emozionato me seguire il lavoro di quei meravigliosi ragazzi, vederli appassionarsi alla storia vera di Annunziata Verità, curiosi di riscoprire fatti di ottant’anni fa, la nostra Resistenza, dov’è nata la Costituzione più bella del mondo. Una cosa assai rara nelle nostre scuole superiori, in questa Italia dalla memoria corta dove molti tendono a dimenticare la storia e la destra al potere prova anche a riscriverla.
giovedì 5 dicembre 2024
Ravenna liberata e quei suoi monumenti gioiello salvati dai partigiani di "Bulow"
“…Un esponente del Pci di Cattolica d’intesa con gli alleati era sbarcato a nord di Ravenna. Lo incontrammo al comando del distaccamento Terzo Lori, nelle valli. Ci informò sugli ultimi avvenimenti e ci disse che le brigate partigiane a Macerata e Pesaro erano state disarmate dagli alleati, dopo la liberazione delle città. Non potevamo permettere che ciò avvenisse anche in Romagna. Era una questione fondamentale per noi. Il riconoscimento del movimento della Resistenza come parte integrante dell’esercito di liberazione diventava in quei mesi importantissimo per il riscatto dell’Italia dal nazifascismo e per il futuro politico del Paese. Discutemmo perciò di quali iniziative prendere per ottenerlo. Io nascosi la notizia della smobilitazione ai miei partigiani. Solo i capi erano avvertiti…. Presentammo anche un piano per la liberazione di Ravenna da sottoporre agli alleati. Prevedeva la salvaguardia della città e in particolare dei suoi monumenti dai bombardamenti. I partigiani dovevano essere in prima linea, pronti a guidare l’insurrezione popolare a Ravenna e nella Bassa Romagna per aprire la strada a una rapida avanzata dell’VIII Armata verso Nord, fino al Po.
martedì 8 ottobre 2024
"L'ultima tragica cascina" riprende il suo viaggio. Giovedì 17 ottobre a Budrio, uno dei luoghi dove tutto accadde
Come? Attraverso le ricerche dell'insegnante Enrico Barbieri, della sua amica Laura e dei suoi studenti della terza media sezione B di Castenaso. Ritrovando documenti inediti e una intervista audio all'unica sopravvissuta civile, Chiara Poluzzi. Scovando e dando voce a tre testimoni ancora viventi che hanno vissuto in prima persona quella notte e i terribili giorni successivi.
Di seguito un piccolo assaggio del romanzo.
"I tedeschi! Ci sono i tedeschi". Redenzio Giardini, Ramirez, è di guardia nel fienile quella notte. Se ne sta accovacciato vicino al finestrone parzialmente ostruito da una vecchia porta di legno con il mitra poggiato sulle gambe e pensa alla fine della guerra, a quel che ha patito, a cosa vorrebbe fare dopo la liberazione, agli occhi di una ragazza che l’hanno aiutato a superare i momenti più bui e che spera di ritrovare. Ha ventitré anni Ramirez e gli ultimi due e mezzo li ha passati col fucile in mano. Bersagliere dell’esercito regio, prima sul fronte jugoslavo poi alla tragica campagna di Russia da cui è miracolosamente tornato vivo e senza niente di congelato. Ha vissuto sulla propria pelle la paura, visto più volte la morte in faccia, perfino ucciso. Ne ha abbastanza di Mussolini, del nazifascismo, di quella follia. Per questo ha deciso che se proprio deve morire almeno sia per una buona causa. Per questo invece di rientrare dalla licenza ha disertato ed è andato con i partigiani della 66esima Brigata Jacchia.
...Un fremito di paura e adrenalina irrompe nel fienile. I partigiani ragazzini non ancora provati dal battesimo del fuoco hanno il cuore in gola. I più esperti si avvicinano al finestrone. Osservano la pattuglia aggirarsi intorno alla casa, vedono uno entrare nell’abitazione, lo sentono parlare con le sorelle Maccagnani. Chi si era messo a dormire nella stalla intanto è salito nel fienile. Subito decidono di stare fermi e di nascondersi sotto il fieno. Per circa un’ora di un tempo che sembra non passare mai non accade nulla. La pattuglia staziona nell’aia, i tedeschi parlottano tra loro, a un certo punto sembrano voler passare oltre, poi uno di loro richiama l’attenzione. Sotto una catasta di legno e fascine ha trovato delle armi. Ramirez vede la scena. Si chiede chi mai le avrà messe lì, perché. Cominciano ad agitarsi tutti. I tedeschi all’esterno e i partigiani nella cascina.
..."Due di loro presero una scala e la appoggiarono al muro. Mi ritrassi. Uno lo sentii salire lentamente fino in cima, indugiare, scostare piano la porta divelta che chiudeva l’accesso. Me lo trovai di fronte. Feci partire la raffica. Cadde giù con un gran tonfo. Poi il Moro saltò giù dal fienile, piazzò la mitragliatrice sul letamaio e cominciò a sparare all’impazzata. Scaricò almeno tre caricatori. Alla fine, aveva le mani ustionate dal calore. I tedeschi si ritirarono sull’argine, dietro gli alberi. Poco dopo iniziammo a sganciarci e a disperderci nella campagna a piccoli gruppi. Io e Ivano Garetti, Tom, fummo tra gli ultimi a lasciare la cascina".
La battaglia di Fiesso e Vigorso era cominciata.