Piccola storia emblematica. Dal primo dicembre scorso il parcheggio Tanari, situato strategicamente vicino alla stazione e al centro di Bologna, ha chiuso i battenti. O meglio, c’è ancora ma non è più presidiato e non svolge più la funzione per cui era nato. Era l’ultimo parcheggio scambiatore superstite di quelli realizzati a Bologna con i finanziamenti pubblici del mondiale di calcio “Italia 90”. L’unico in città dove potevi lasciare gratuitamente l’auto se facevi il biglietto dell’autobus e utilizzavi il mezzo pubblico per arrivare in Piazza Maggiore e dintorni. Io l’ho fatto per anni quando abitavo fuori Bologna e lavoravo in centro, e come me migliaia di pendolari. Era molto comodo, custodito, dovevi solo validare il biglietto e in dieci minuti arrivavi a destinazione. Oggi è una terra di nessuno, con le sbarre di entrate e uscita sempre aperte, dove gli automobilisti parcheggiano con timore perché l’area, di proprietà delle Ferrovie dello Stato, è abbandonata e in pieno degrado, tra montagne di rifiuti, bottiglie rotte per terra e carcasse d’auto. I due dipendenti della cooperativa a cui era stata appaltata dal Comune la gestione del parcheggio sono stati licenziati.
Curiosa storia quella dei parcheggi scambiatori di “Italia 90”. Erano stati finanziati e costruiti con i soldi nostri come opere infrastrutturali direttamente connesse allo svolgimento del Mondiale di calcio e ai piani di mobilità dei Comuni. A Bologna l’obiettivo era migliorare l'accessibilità e la gestione del traffico in vista delle partite ospitate allo Stadio Dall'Ara. Erano poi entrati nel Piano sosta del Comune che mirava a favorire il parcheggio in periferia e incentivare l’uso del trasporto pubblico per entrare in città. In quel piano, se ricordo bene, c’erano anche i parcheggi più prossimi al centro - Piazza VIII Agosto, via Riva Reno, Staveco – oggi gestiti da società private che si fanno pagare la sosta a peso d’oro.
L’idea era buona: tu cittadino parcheggi fuori e io Comune in cambio non ti faccio pagare la sosta se usi il mezzo pubblico o la bici per arrivare in centro. Un modo per disincentivare il traffico privato e incentivare il trasporto pubblico in città offrendo una soluzione conveniente ai pendolari. Ma per funzionare doveva essere supportata da una rete intermodale di trasporto efficiente: servizio ferroviario metropolitano, tram, autobus (con corse cadenzate), navette per il centro, piste ciclabili, pedonalizzazione di ampie zone entro le mura del Mille.
Un sistema che, come sappiamo, è rimasta al palo per trent’anni. Il tram (quello progettato dallo svizzero Willi Husler e voluto dal sindaco Vitali e dall’assessore verde Donati) venne affondato assieme al primo cittadino dalla campagna dei comitati contro “il cordolo di via Saffi” (per fare spazio ai binari del tram) e dalla guerra tra bande scoppiata all’interno dei democratici di sinistra (ex Pci e Pds) che portò all’elezione di Giorgio Guazzaloca e alla prima clamorosa sconfitta della sinistra nella rossa Bologna.
Il servizio ferroviario metropolitano, che doveva garantire i collegamenti con i comuni della Cintura e con l’Aeroporto attraverso otto linee e corse ogni 15 minuti, non decollò mai. Tra l’altro venne cancellata la fermata Aeroporto (e rinominata Calderara-Bargellino) per affossare l’idea del collegamento ferroviario col Marconi - mancava meno di un chilometro di binari per avere un collegamento diretto con la stazione centrale di Bologna - a vantaggio del People Mover che l’allora assessore di Rifondazione comunista Zamboni chiamava “Avanti Popolo” e che i bolognesi, per irriderlo, chiamano invece “Brucomela”: perché è costato una montagna di soldi, funziona male, è spesso fermo per guasti e ha tariffe proibitive (12,80 euro per la corsa singola di solo andata).
E i famosi parcheggi scambiatori in periferia? Mai decollati. Mancavano i collegamenti. Tranne il Tanari, dove ogni 10-15 minuti passava una navetta, non c’era l’autobus che ti portasse direttamente e rapidamente in centro. Così il parcheggio di Michelino ha avuto per diversi anni un certo successo come parcheggio scambiatore non di auto e bus ma di coppie, prima di passare da pubblico a privato (ceduto alla Fiera, che ne ha fatto un multipiano carissimo e scarsamente utilizzato fuori dalle manifestazioni fieristiche). E quello del Giuriolo, all’uscita 6 della tangenziale, mai utilizzato per i Mondiali, poco e mal utilizzato dopo, è stato chiuso e nel suo spazio sta sorgendo la nuova sede dei laboratori di restauro, delle aule didattiche, degli spazi espositivi e dell’archivio della Cineteca di Bologna.
Poi potrei parlarvi anche della Metropolitana di Imbeni, del Civis di Guazzaloca e del Passante Nord, Passante Sud, Passante Centro, Passante di niente, ma diventerebbe un romanzo e anche piuttosto deprimente.



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