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venerdì 16 gennaio 2026

Bologna, con l'abbandono del Tanari finisce la triste storia dei parcheggi scambiatori di "Italia 90".



Piccola storia emblematica. Dal primo dicembre scorso il parcheggio Tanari, situato strategicamente vicino alla stazione e al centro di Bologna, ha chiuso i battenti. O meglio, c’è ancora ma non è più presidiato e non svolge più la funzione per cui era nato. Era l’ultimo parcheggio scambiatore superstite di quelli realizzati a Bologna con i finanziamenti pubblici del mondiale di calcio “Italia 90”. L’unico in città dove potevi lasciare gratuitamente l’auto se facevi il biglietto dell’autobus e utilizzavi il mezzo pubblico per arrivare in Piazza Maggiore e dintorni. Io l’ho fatto per anni quando abitavo fuori Bologna e lavoravo in centro, e come me migliaia di pendolari. Era molto comodo, custodito, dovevi solo validare il biglietto e in dieci minuti arrivavi a destinazione. Oggi è una terra di nessuno, con le sbarre di entrate e uscita sempre aperte, dove gli automobilisti parcheggiano con timore perché l’area, di proprietà delle Ferrovie dello Stato, è abbandonata e in pieno degrado, tra montagne di rifiuti, bottiglie rotte per terra e carcasse d’auto. I due dipendenti della cooperativa a cui era stata appaltata dal Comune la gestione del parcheggio sono stati licenziati.

Curiosa storia quella dei parcheggi scambiatori di “Italia 90”. Erano stati finanziati e costruiti con i soldi nostri come opere infrastrutturali direttamente connesse allo svolgimento del Mondiale di calcio e ai piani di mobilità dei Comuni. A Bologna l’obiettivo era migliorare l'accessibilità e la gestione del traffico in vista delle partite ospitate allo Stadio Dall'Ara. Erano poi entrati nel Piano sosta del Comune che mirava a favorire il parcheggio in periferia e incentivare l’uso del trasporto pubblico per entrare in città. In quel piano, se ricordo bene, c’erano anche i parcheggi più prossimi al centro - Piazza VIII Agosto, via Riva Reno, Staveco – oggi gestiti da società private che si fanno pagare la sosta a peso d’oro.

L’idea era buona: tu cittadino parcheggi fuori e io Comune in cambio non ti faccio pagare la sosta se usi il mezzo pubblico o la bici per arrivare in centro. Un modo per disincentivare il traffico privato e incentivare il trasporto pubblico in città offrendo una soluzione conveniente ai pendolari. Ma per funzionare doveva essere supportata da una rete intermodale di trasporto efficiente: servizio ferroviario metropolitano, tram, autobus (con corse cadenzate), navette per il centro, piste ciclabili, pedonalizzazione di ampie zone entro le mura del Mille.

Un sistema che, come sappiamo, è rimasta al palo per trent’anni. Il tram (quello progettato dallo svizzero Willi Husler e voluto dal sindaco Vitali e dall’assessore verde Donati) venne affondato assieme al primo cittadino dalla campagna dei comitati contro “il cordolo di via Saffi” (per fare spazio ai binari del tram) e dalla guerra tra bande scoppiata all’interno dei democratici di sinistra (ex Pci e Pds) che portò all’elezione di Giorgio Guazzaloca e alla prima clamorosa sconfitta della sinistra nella rossa Bologna.

Il servizio ferroviario metropolitano, che doveva garantire i collegamenti con i comuni della Cintura e con l’Aeroporto attraverso otto linee e corse ogni 15 minuti, non decollò mai. Tra l’altro venne cancellata la fermata Aeroporto (e rinominata Calderara-Bargellino) per affossare l’idea del collegamento ferroviario col Marconi - mancava meno di un chilometro di binari per avere un collegamento diretto con la stazione centrale di Bologna - a vantaggio del People Mover che l’allora assessore di Rifondazione comunista Zamboni chiamava “Avanti Popolo” e che i bolognesi, per irriderlo, chiamano invece “Brucomela”: perché è costato una montagna di soldi, funziona male, è spesso fermo per guasti e ha tariffe proibitive (12,80 euro per la corsa singola di solo andata).

E i famosi parcheggi scambiatori in periferia? Mai decollati. Mancavano i collegamenti. Tranne il Tanari, dove ogni 10-15 minuti passava una navetta, non c’era l’autobus che ti portasse direttamente e rapidamente in centro. Così il parcheggio di Michelino ha avuto per diversi anni un certo successo come parcheggio scambiatore non di auto e bus ma di coppie, prima di passare da pubblico a privato (ceduto alla Fiera, che ne ha fatto un multipiano carissimo e scarsamente utilizzato fuori dalle manifestazioni fieristiche). E quello del Giuriolo, all’uscita 6 della tangenziale, mai utilizzato per i Mondiali, poco e mal utilizzato dopo, è stato chiuso e nel suo spazio sta sorgendo la nuova sede dei laboratori di restauro, delle aule didattiche, degli spazi espositivi e dell’archivio della Cineteca di Bologna.

Poi potrei parlarvi anche della Metropolitana di Imbeni, del Civis di Guazzaloca e del Passante Nord, Passante Sud, Passante Centro, Passante di niente, ma diventerebbe un romanzo e anche piuttosto deprimente.

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