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mercoledì 8 maggio 2013

Elezioni Ordine giornalisti: quel che ho combinato a Roma in questi tre anni e perché mi ricandido

Cari amici e colleghi giornalisti, come sapete ho deciso di ricandidarmi per le elezioni del Consiglio nazionale dell’Ordine che si terranno domenica 19 e lunedì 20 maggio, con eventuale ballottaggio domenica 26 e lunedì 27 maggio. Ai link che seguono trovate i perché della mia scelta, il programma nazionale di Liberiamo l’informazione, la componente in cui mi riconosco, e alcune notizie sul voto.

http://visanik.blogspot.it/2013/04/ordine-dei-giornalisti-suona-la-campana.html
http://visanik.blogspot.it/2013/04/le-elezioni-per-lordine.html

Avevo promesso a tutti coloro che mi seguono in questo blog e nei Gruppi Giornalisti, il resoconto della mia attività di consigliere nazionale dell’Ordine in questi tre anni. Eccolo allora, di seguito, in estrema sintesi per non portarvi via più di cinque minuti.

COME HO VISSUTO QUESTA ESPERIENZA.

Non ho fatto il merendero e ho cercato di non sprecare i soldi delle quote dei colleghi. Ho viaggiato in seconda classe sui Freccia Rossa tra Bologna e Roma cercando le tariffe più convenienti e ho soggiornato negli alberghi meno costosi convenzionati con l’Ordine.

Ho sempre ragionato con la mia testa e detto quello che pensavo, apertamente, con chi ho avversato (il presidente Iacopino e la maggioranza che l’ha sostenuto) e con chi stava dalla mia stessa parte (la minoranza che si è riunita in Liberiamo l’informazione), senza prestarmi a inciuci e inseguire incarichi.

Ho cercato di sostenere le ragioni e le proposte dei giornalisti precari che mi avevano candidato, di interpretare e rappresentare il sentire comune degli amici e colleghi che mi hanno votato, di dare comunque il mio apporto alle iniziative per la libera e corretta informazione, a tutela della deontologia e della dignità della nostra difficile e bellissima professione.

Ho cercato di promuovere la collaborazione tra Ordine e Sindacato, forme di coordinamento tra gli eletti e di consultazione periodica tra noi e gli elettori. Queste ultime, purtroppo, non sono state possibili, probabilmente anche per carenze di noi consiglieri. Quando ho visto che non si riusciva a creare un rapporto di interscambio, ho comunque cercato di dare regolarmente informazione del lavoro svolto attraverso il blog e nei post su Facebook e Twitter.

QUEL CHE L’ORDINE NON HA SAPUTO O POTUTO FARE.

L’obiettivo della riforma, attesa da troppi anni, è stato clamorosamente mancato. Colpa del Governo Monti e del ministro Severino, certo, che hanno saputo mettere in campo soltanto una riformetta, anzi una non riforma degli Ordini professionali. Colpa del Parlamento, che dopo aver recepito solo una minima parte dei contenuti della riforma proposta dall’Ordine dei giornalisti, poi ha affossato anche la mini-riforma superstite che prevedeva però il taglio drastico del numero dei consiglieri nazionali e la revisione dei criteri di accesso alla professione con l’obbligo della laurea. Ma colpa anche della maggioranza del Consiglio nazionale, che ha spinto il presidente Iacopino a muoversi (si dice con Gasparri) per non far passare la riduzione dei consiglieri da 150 a 90 (60 professionisti e 30 pubblicisti) e quindi la riforma.

La sproporzione che si è creata nella rappresentanza all'interno del Consiglio nazionale, con i pubblicisti che hanno uguagliato i professionisti e di fatto rappresentano la maggioranza che governa il nostro Ordine professionale, ha portato, tra l’altro, all’approvazione di un regolamento dei nuovi Consigli di disciplina esterni all'Ordine, previsti dalla riformetta Severino, che consegna nelle mani di chi non svolge la professione giornalistica la sorveglianza sulla deontologia e le decisioni sui provvedimenti disciplinari. Pubblicisti che  hanno un rapporto solo marginale con la categoria e spesso appartengono pure ad altri Ordini, chiamati a giudicare chi esercita la professione in modo esclusivo. Così si mettono a repentaglio valori irrinunciabili quali l'autonomia, la libertà di informazione ed il diritto dei cittadini ad essere informati. Inoltre, con i collegi di disciplina esterni vengono esautorati dalla vigilanza sulla deontologia gli Ordini regionali, che invece sono i più titolati a presidiare la realtà mediatica nel loro territorio.

Siamo l'unico Ordine a vivere simili anomalie. L’unico Ordine professionale governato dai non professionisti. Non può durare così. Se un Ordine ci deve essere - e io credo che sia giusto che un mestiere delicato come il nostro debba avere un quadro preciso di regole e riferimenti normativi e istituzionali forti - e vuole recuperare ruolo e credibilità, bisogna cambiare radicalmente registro. Questa è l'ultima campana per l'Ordine: o cambia o non ha più ragione di esistere.

QUALCHE RISULTATO DELL’AZIONE DELLA MINORANZA IN CONSIGLIO.

Violazioni deontologiche.
Conferma della sospensione di due mesi dalla professione del direttore di Videonews, Claudio Brachino,  responsabile del famoso servizio sui calzini turchesi del giudice Mesiano “reo” di aver dato torto a Berlusconi contro De Benedetti nella causa per la Mondadori.
Sospensione di tre mesi dell’ex direttore del Giornale, Vittorio Feltri per le gravissime violazioni deontologiche commesse nella “campagna del fango” contro il direttore dell’Avvenire, Dino Boffo, descritto come "noto omosessuale attenzionato dalla polizia";
Sostanziale conferma delle sanzioni contro Renato Farina, alias Agente Betulla, ex vice direttore di Libero, per la sua collaborazione con i servizi segreti, anche se poi la Cassazione ha annullato il provvedimento di radiazione in quanto Farina si era dimesso dall’Ordine prima di essere radiato.

Dignità della professione. 

Approvazione del "ricongiungimento", il provvedimento dell’Ordine che consentirà ai pubblicisti che fanno i giornalisti di mestiere in modo esclusivo, cioè che vivono di giornalismo ma non hanno la fortuna di avere un contratto giornalistico, di poter accedere all'esame di Stato e diventare professionisti. http://www.odg.it/files/Ricongiungimento%20C.N.%2014.03.2013.pdf. Alla elaborazione e approvazione di questo provvedimento ho partecipato direttamente con interventi ed emendamenti, in parte accolti.

Il ricongiungimento è una delle poche scelte coraggiose e qualificanti compiute dal Consiglio nazionale in questi tre anni. E' un'opportunità per migliaia di colleghi precari, sfruttati e senza contratto. E' la sanatoria di una ingiustizia professionale alimentata in questi anni dagli editori e perpetrata dalle politiche editoriali. E' anche una porticina che si apre per provare ad allargare la platea dei contrattualizzati e quindi dei contribuenti all'Inpgi 1 e del welfare per i giornalisti (diritti, ammortizzatori sociali, previdenza).


Approvazione della Carta di Firenze contro lo sfruttamento dei precari e dei tanti colleghi che fanno questo mestiere senza adeguati riconoscimenti contrattuali e remunerativi, spesso contribuendo a tenere in vita giornali e cronache per pochi euro a pezzo senza alcuna tutela. http://www.odg.it/files/carta%20di%20firenze_def.pdf

Approvazione in Parlamento della legge sull’equo compenso per il lavoro autonomo giornalistico, fortemente sostenuta dall'Ordine, che dovrà stabilire i parametri per retribuire degnamente i giornalisti senza contratto, in pratica collaboratori e freelance spesso oggetto, oggi, di trattamenti economici vergognosi.

Scuole e formazione. 
Il Consiglio ha approvato il "Quadro di indirizzi" per il riconoscimento, la regolamentazione e il controllo delle scuole di giornalismo”, provvedimento teso ad alzare la qualità e serietà dei corsi. Ma per garantire che la formazione funzioni - oggi nelle scuole, domani nei corsi per l’aggiornamento professionale continuo dei giornalisti in attività previsto dalla "non riforma" - occorre anche garantire la qualità dei formatori. Per questo ho proposto l'istituzione di un Albo nazionale dei formatori basato su un sistema di accreditamento (simile a quello che esiste in sanità) di livello regionale. La proposta è stata parzialmente accolta, prevedendo la nascita di un "elenco dei formatori".
Ho inoltre sostenuto che per fare un aggiornamento professionale continuo sostanziale e non solo sulla carta, è indispensabile il coinvolgimento degli editori e del sindacato, al fine di garantire percorsi formativi seri, aperti a tutti, e gratuiti almeno per la parte che riguarda la deontologia.

QUEL CHE HO COMBINATO DI PERSONA PERSONALMENTE.

Come componente del competente gruppo di lavoro ho contribuito alla definizione della nuova “Carta dei doveri dei giornalisti degli uffici stampa”, che poi è stata approvata all'unanimità dal Consiglio nazionale. Il testo della Carta ha recepito tre miei emendamenti, che ritengo qualificanti, sull'autonomia degli uffici stampa, la professionalità e capacità degli addetti stampa di relazionarsi con i media, la più netta separazione dei ruoli tra uffici stampa istituzionali (quelli delle Assemblee elettive, ad esempio) e di governo (quelli delle giunte), e in particolare tra addetti stampa e portavoce. I primi devono essere professionisti dell'informazione, possibilmente assunti con concorso, al servizio dell'istituzione e dei cittadini. I secondi sono di nomina politica, possono anche non essere giornalisti e spesso non lo sono.

Ho inoltre scritto e proposto un ordine del giorno, anch'esso approvato all'unanimità, che sollecita lo sviluppo e la piena attuazione della legge 150, la definizione del profilo dei giornalisti degli uffici stampa, iniziative per la formazione permanente degli addetti stampa, la correttezza e trasparenza dei bandi e delle selezioni
pubbliche.

La carta: http://www.odg.it/files/Carta%20doveri%20uffici%20Stampa_nov.2011.pdf 
L’ordine del giorno collegato: http://www.odg.it/content/consiglio-nazionale-approvata-la-carta-dei-doveri-dei-giornalisti-degli-uffici-stampa

Assieme al segretario nazionale dell’Ordine, Giancarlo Ghirra, sono stato infine il promotore della ripresa della collaborazione tra Ordine e sindacato (Fnsi), dopo un lungo periodo di "gelo" dovuto ai contrasti tra i vertici dei due organismi. Per quanto riguarda gli uffici stampa, Ordine e Sindacato hanno finalmente cominciato a lavorare insieme concordando un’agenda di priorità e iniziative, anche se, purtroppo, a consigliatura ormai conclusa. Il primi due obiettivi sono l'applicazione del contratto di lavoro giornalistico anche nella pubblica amministrazione (partendo dal positivo accordo in tal senso firmato in Umbria da Regione, Anci, Upi e associazioni sindacali) e la modifica delle norme sull'iscrizione dei giornalisti pubblici all'Inpgi, affinchè non si più penalizzante per chi prima versava i contributi all'Inpdap.

LA BATTAGLIA CONTRO CONCORSOPOLI.

Contro la "concorsopoli" per i giornalisti della pubblica amministrazione mi batto da diversi anni. Sul tema ho fatto, in passato, un'inchiesta approfondita raccontando con diversi articoli pubblicati su media locali e nazionali come stavano le cose. Ho documentato come la gran parte dei bandi di concorso per le assunzioni a tempo indeterminato o a termine di giornalisti, o l'affidamento di incarichi giornalistici (Cococo, Cocopro, consulenze, partite Iva) sia redatta in maniera non conforme alla legge istitutiva dell'Ordine, alla legge 150 per gli uffici stampa pubblici e alla legge che regola gli incarichi professionali specialistici. Ho denunciato il malcostume dilagante dei bandi "ad personam", dove il ricorso a concorsi e selezioni pubbliche non è la pratica corretta per assumere i meritevoli, bensì la foglia di fico usata da politici, amministratori e dirigenti per procedere senza rischi alle nomine "fiduciarie" decise a priori. Una pratica truffaldina, odiosa e immorale, che illude e penalizza migliaia di colleghi in cerca di lavoro. E che purtroppo accomuna amministrazioni di destra e di sinistra, del Sud e del Nord, come dimostra anche la recente vicenda della selezione di due addetti stampa al comune di Modena.
http://visanik.blogspot.it/2013/02/aaa-giornalista-cercasi-si-scomodano-in.html

Anche da questo mio lavoro di inchiesta e denuncia è nata l'iniziativa della Fnsi che ha portato alla stesura di un bando virtuoso per le assunzioni dei giornalisti nella Pubblica amministrazione. Mi sono poi adoperato perché questo “bando virtuoso” venisse recepito anche dall'Ordine. Cosa che è avvenuta con l’approvazione all’unanimità dell’ordine del giorno che sollecita iniziative congiunte Ordine-Sindacato per promuoverlo nelle pubbliche amministrazioni e provare così a contrastare, in modo sistematico, la vergogna dei bandi di concorso confezionati su misura per i fiduciari dei politici di turno.

L’ESPOSTO CONTRO “TELEMARKETTE”.

Assieme ad altri tre consiglieri nazionali (il bolognese Beppe Errani, il genovese Gianfranco Sansalone e il milanese Saverio Paffumi, quest'ultimo all'epoca era membro della commissione ricorsi del Consiglio nazionale) ho presentano un esposto per le violazioni deontologiche sulla vicenda delle interviste a pagamento dei consiglieri regionali di diversi partiti. Anche da quell'esposto è partito un procedimento disciplinare nei confronti dei giornalisti e dei direttori delle testate coinvolte che ha portato in questi giorni a tre provvedimenti di sospensione e a due di censura nei confronti di altrettanti iscritti all’Albo.

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